
Il 15 gennaio Steve ha annunciato che lascerà Apple per 6 mesi a causa delle sue condizioni di salute più serie del previsto. Non sapevo fosse malato e nessuno sa quanto gravemente lo sia.
Cosa dire di un personaggio come lui?
Un innovatore, un sognatore, un guerriero e sicuramente uno che ha fatto breccia nel cuore della gente, come tutti quelli che sanno cadere ma poi risorgere, arrampicandosi sugli specchi, sputando sangue, costruendo sui propri errori e non dandosi mai per vinti….. (“2 volte nella polvere, 2 volte sull’altar…”).
Credo sia l’umanità con cui raggiungi traguardi immortali che fa si che la gente ti voglia bene.
E’ quello che mi ha sempre fatto preferire un Mc Enroe an un Borg, un Agassi a un Lendl, un Senna a uno Schumacker, uno Steve Jobs ad un Bill Gates.
Avevo già citato il suo discorso agli studenti di Stanford, ora vi lascio con un estratto da vanity Fair 04/2008 , trovato su suggerimento di Crissi:
Nel suo celebre discorso di tre anni fa ai laureati di Stanford, cominciato raccontando che la miglior decisione presa in vita sua era stata quella di abbandonare l’università, disse che a 17 anni lo aveva molto colpito la citazione «Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione». E che da allora pensare alla morte per lui era stato «il più importante strumento per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore». Sembrava guarito dal cancro al pancreas che gli avevano diagnosticato un anno prima, ma probabilmente direbbe le stesse cose anche adesso che la sua salute è ancora in serio pericolo. Compreso il fatto di aver capito che «la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. È l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo».
Steve Jobs non è solo un grande imprenditore, il genio che ha fondato la Apple, uno che – adottato appena nato da una modesta coppia di Santa Clara – a 21 anni era già milionario. È una specie di guru, di guerriero solitario, un uomo dalla personalità fortissima che, nonostante l’apparente freddezza, ha sempre seguito il suo istinto e centrato l’obiettivo, riuscendo a trasformare i momenti critici, dall’abbandono del college – dove era stato mandato dai genitori adottivi con enormi sacrifici – al licenziamento dall’azienda che lui stesso aveva creato, in passaggi vincenti della sua vita.
Come vivrà la malattia un uomo così? Uno che dice: «Bisogna credere in qualcosa – il nostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita». Probabilmente farà il possibile per curarsi al meglio e si dedicherà ai suoi affetti e a lasciare qualcosa di grande.
La salute prima di tutto…tutti i suoi soldi, tutta la sua genialità imprenditoriale non contano nulla di fronte al benessere (vero) suo e della sua famiglia.
Spero di rivederlo presto in una delle sue “celebri presentazioni”…magari con un prodotto veramente rivoluzionario e non astutamente commerciale come i più recenti.