E’ scontato, lo so, scrivere di Carol WoJtyla nel giorno della sua beatificazione. Ma è anche bello e liberatorio condividere le emozioni che credo in molti abbiamo rivissuto in questi giorni.
Non sono una cattolica praticante, ho qualche perplessità su alcune rigide posizioni della chiesa e trovo che in fondo il rapporto con Dio non abbia bisogno di tanti mediatori.
Devo però ammettere che per questo Papa ho sempre nutrito un affetto particolare, fin da quando da bambina l’ho visto passare per le strade della città in cui vivevo.
Qualche sera fa ho riascoltato il primo discorso del neo-eletto Giovanni paolo II. Devo dire che mi ha colpito per umanità ma anche per visione e determinazione.
Ma c’è un’altro momento che ricordo in modo molto vivo: E’ quello, drammatico, dell’agonia del Papa.
Ho conservato nella mente alcune immagini che raccontano quei tristi giorni.
La prima è rappresentata da una delle ultimi incontri con la stampa di Joaquin Navarro-Valls, portavoce del Papa, chiamato a comunicare il serio aggravarsi delle condizioni del Santo Padre, ormai in fin di vita. Navarro Valls inizia la conferenza stampa professionale come sempre, ma all’inaspettata domanda su quali siano i suoi sentimenti di fronte al Papa moribondo, attende lunghi secondi, Poi risponde: «Penso che non hanno nessun interesse i miei sentimenti». Aggiunge: «Certamente è un’ immagine che non avevo visto prima in questi ventisei anni». Dice ventisei, l’ emozione lo tradisce.
Deve fermarsi, gli occhi si riempiono di lacrime, la voce si incrina. Chiude la conferenza stampa visibilmente scosso, lui, il professionista sicuro di sé, ironico, padrone di situazioni complesse, capace di trattare coi potenti della Terra. Neanche lui riesce ad arginare il dolore per la fine della persona che gli ha cambiato la vita.*

La seconda immagine che ho conservato viva e pulsante è quella di Siviglia, città in cui mi trovavo in quell’ultimo week.-end e della veglia di preghiera di migliaia di persone dentro e fuori dalla catedrale, ma anche in altre piazze e chiese, giorno e notte. Un’emozione intensa e travolgente: un misto di amore, speranza e ineluttabile disperazione: preghiere bisbigliate nella notte, alternate a lunghi silenzi e a brevi canti. Un’atmosfera surreale ed ipnotica.

E poi ho un’ultima immagine che conservo.
L’ho scattata in albergo, sempre a Siviglia. Stava passando in televisione al locale TG.

Mi piace perchè mi parla di valori che credo prescindano da qualsiasi religione o pensiero politico.
Ci leggo infatti un messaggio di amore e umanità, ci vedo la dignità nel sopportare anche i dolori e le malattie più terribili e la perseveranza nel continuare a dare agli altri anche nei momenti in cui la propria sofferenza è grande e spare rubarci tutte le energie.
Grazie, Carol.