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Archivio per luglio 2012

Great days in NY

Thank you Cecilia, Maria, Andrea, Jackie, Jeremy, Barbara for making my vacation days so special!
Hope to see you soon here in Milan.

 

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.. e lascia stare i santi!

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As long a I love you

SHARON HAYES: THERE’S SO MUCH I WANT TO SAY TO YOU
JUNE 21–SEPTEMBER 9, 2012
Whitney museum.

http://whitney.org/Exhibitions/SharonHayes

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Jogging a Central Park

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Amore e tennis

(l’amore fa soffrire, ma un 40 a zero fa male anche di più- asics tennis)

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Fra amiche

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Non lasciate l’ipad in cucina

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Caduti, 2 volte

Passavo in una via nei pressi casa.
Ho vista la corona d’alloro in memoria di alcuni caduti per la patria non più sul solito muro, ma a terra capovolta, in mezzo al marciapiede.
Opera del vento, sicuramente.
Dopo pochi passi sono tornata indietro. Ho raccolto la corona e l’ho appoggiata al muro.
Non si meritavano di cadere una seconda volta.
Spero non se ne siano accorti.

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Pari opportunità?

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La scorsa settimana ho ammirato il grande Roger vincere il suo settimo Wimbledon.
Nessuno  può impersonare meglio di lui lo stile di questo torneo, immutato negli anni: l’ho ammirato uscire da scambi massacranti senza neanche un ciuffo fuori posto. Gli ho visto giocare colpi, quali il rovescio a una mano e volèe interlocutorie che da quasi un decennio questi campi non vedevano più.
Poi si è presentato a ritirare il premio con il golfino di cotone candido, un po’ anni 50, e la faccia di uno che stava facendo due passi ed è capitato lì per caso. Sembrava uscito da “Il giardino dei finzi contini” o dalle pagine di un libro di Gianni Clerici.
Il fascino di Wimbledon sta in questo. Un’eleganza non ostentata, una vittoria accolta con self-control e umiltà. Certo negli anni alcune fastidiose abitudini si sono fatte largo anche qui:  pugnetto e urli a sottolineare punti conquistati non rendono giustizia ad uno sport dove l’etichetta gioca ancora un ruolo fondamentale. Aspettare a servire se l’avversario non è pronto, scusarsi per un nastro o una stecca provvidenziale, concedere una palla erroneamente valuatata dall’arbitro, sono per fortuna comportamenti abituali della maggior parte dei giocatori.
Wimbledon però ha un fascino diverso, anche e grazie alla volontà di mantenere il rigore di un tempo. Così in campo i paletti della rete sono rigorosamente di legno, come un tempo. E non sono ammessi altri sponsor se non l’orologio Rolex che da sempre gestisce i tempi dei campi.
Rigorose anche le linee guida per quanto riguarda l’abbigliamento dei giocatori: deve essere “Predominantly white”, come un tempo.  ne sa qualcosa la seminfinalista di quest’anno, Victoria Azarenko, costretta a coprire la t-shirt gialla con cui si era presentata su un campo di allenamento (qui i dettagli).
A suo tempo del resto anche il variopinto Agassi dovette sottomettersi a questa regola.
Nel 1990 tutti lo aspettavano al varco, sul campo centrale, abituati ai suoi eccentrici capi d’abbigliamento.
Andre e la Nike sorpresero tutti: Agassi si presentò sul Centrale interamente vestito di bianco, logo compreso. Gli inglesi si innamorarono di lui e l’anno successivo si inchinarono alla sua vittoria. (queta volta il logo era nero, ma in linea con le regole).
 

E devo confessarvi che a Wimbledon sono stata. Era il 2004 e grazie ad un meteo incerto, dopo una fila lunghissima (più di 4000 persone davanti a me) sono riuscita a comprare  un biglietto per il Centrale. Non mi vergogno a dire che quando ho visto spostarsi i teli e apparire l’erba del campo mi sono commossa. Wimbledon è un luogo magico, il tempio del tennis, il tempio di chi ama il grande tennis.
Così ho potuto ammirare Serena Williams e Roger Federer mangiando le famose fragole con la panna.
               
Vorrei tornarci.

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Donne e creme

Spogliatoio di un club sportivo. una signora che conosco mi dice allegramente: “Sai, ho comprato questa crema all’Ikea…….” (scatto sull’attenti)….
-prosegue- “…..ho cominciato ad usarla e solo dopo un po’ di giorni ho letto che è per i piedi…… ma insomma ….mi fa sentire così bene e io continuo a mettermela in faccia”.

“Ti stimo sorella” ho pensato.

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Double Face

Vanity Fair di questa settimana.

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Io ed Anna

Ieri 5 ore di auto per rientrare da Alassio a Milano. X fortuna avevo l’audiolibro di Anna Karenina. Ho ballato, amato e sofferto con lei.

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