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Archivio per la categoria ‘Amore’

Più di un anno fa avevo visto alcune polaroid di Robert Mappelthorpe al Whitney Museum di NY e di recente la mostra che lo Spazio Forma gli ha dedicato qui a Milano. Le foto che ho trovato più magnetiche? Sicuramente quelle scattate a Patti Smith.

Una storia davvero incredibile la loro, fatta di amore, di passione per l’arte, di fame nera. La racconta la stessa Patti nel libro autobiografico “Just Kids” che vi consiglio.

Robert e Patti si incontrano a NY, entrambi ventenni affamati e disperati. Entrambi artisti fino al midollo con la voglia di esplodere, esplorare, creare. Lei un ragnetto di donna tutta occhi ed energia, lui pallido introverso già bellissimo.
Si amano, condividono un letto singolo in una stanza sgangherata, cenano con 1 sandwich a metà. A volte non mangiano per comprarsi un libro di arte usato.
Passano le notti a disegnare febbrilmente a lume di candela con lo stesso disco che gira all’infinito. Si ispirano a tutti i grandi artisti, da michelangelo a warhol.
Al primo anniversario lui le scrive “Just you and me together. Dreaming, writing and loving each other. Love you always.”E si firma Blue Star. Si chiameranno sempre così.

Gli anni passano, frequentano il Chelsea Hotel, il locale di Wharol (sperando di conoscerlo) poi si lasciano, seguendo strade diverse sia sentimentalmente che artisticamente. Ma restano legati.
A Patti viene chiesto di preparare una mostra in una galleria della 5th Avenue. Lei accetta ma a patto di esporre insieme a Robert.
E’ un trampolino di lancio.
Nel frattempo lei si concentra sulla scrittura, poesie e canzoni. Lui si innamora della fotografia e si rende conto di piacere, tanto, a tanti.
Arriva il primo disco di Patti, che chiede a Robert di scattarle la foto per la copertina.

“L’appartamento di Sam era spartano, bianco e quasi sgombro, con una grossa pianta di avocado accanto alla finestra che affacciava sulla Quinta Avenue. Un enorme prisma rifrangeva la luce spaccandola in arcobaleni che ricadevano sulla parete di fronte a un termosifone bianco. Robert mi posizionò nel triangolo con un leggero tremolio alle mani. Scattò qualche fotografia. Abbandonò l’esposimetro. Una nuvola passò e il triangolo svanì. Mi disse: «Sai una cosa, mi piace molto il biancore della camicia. Ti toglieresti la giacca?».
Mi gettai la giacca in spalla, alla Frank Sinatra. Avevo un mucchio di riferimenti visivi. Robert possedeva luce e ombra.
«Eccola» disse.
Scattò qualche altra fotografia.
«Ce l’ho»
«Come fai a saperlo?»
«Lo so e basta»
Quel giorno scattò dodici fotografie in tutto.
Dopo qualche giorno mi mostrò i provini. «Questa è la magia» disse.
Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi.”
La foto più bella della mostra di Milano.

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Trovo sorprendentemente interessante la nuova campagna di Chanel n°5, affidata a Brad Pitt.
Nel nuovo spot l’attore,bellissimo e molto naturale, recita i versi di una poesia. Le riprese, a camera fissa e su sfondo neutro esaltano lo sguardo magnetico e la bella voce di Brad.

Molti si chiedono che senso abbia affidare ad un uomo la campagna che supporta un profumo legato da sempre a icone di femminiità intensa.
Trovo questo cambiamente forte e vincente: Chanel fa leva su un attore bello e sexy, si, ma al tempo uomo maturo, marito e padre responsabile.
Un uomo, inoltre, che sa emozionarsi per una poesia e per un profumo. A quale donna non piacerebbe condividere quella stessa emozione, indossando il profumo che gli piace? Credo sia questo l’insight sul quale si costruisce la nuova campagna della Maison Chanel: la voglia di piacere ad un uomo speciale. Semplicemente. Il che è forse emotivamente più forte e istintivo che non identificarsi con donne meravigliose e inarrivabili come Marylin Monroe o Nicole Kidman.
Del resto Chanel già negli anni 90 ci aveva regalato una campagna altrettanto impattante e alternativa. Ricorderete sicuramente l’incredibile filmato di Egoiste girato al grand hotel di Cannes. Protagoniste erano diverse donne bellissime ed eleganti che inveivano nei confronti dello stesso uomo, per motivi facilmente intuibili. Scenografico, ironico, drammatico con quel visual molto forte delle persiane delle diverse camere che si aprivano all’urlo di “Egoiste!”. Sicuramente un film icona di quegli anni.

I risultati in termini di vendite furono tra l’altro molto interessanti: la campagna generò molte vendite non solo fra gli uomini, ma anche e soprattutto tra le donne che acquistarono Egoiste per regalarlo. Anche qui la scelta fu molto sottile e legata ad un consumer insight preciso: l’uomo elegantemente mascalzone in fondo alle donne piace. Sarà il sottile piacere dell’avventura fugace, il fascino del seduttore fuggente… E allora perchè non giocare con questa emozione, permettendo ad ogni donna di sognare che anche il proprio uomo sia in fondo un po’ Egoiste. Come? Regalandoglielo.
Grande Chanel!

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La scorsa settimana ho ammirato il grande Roger vincere il suo settimo Wimbledon.
Nessuno  può impersonare meglio di lui lo stile di questo torneo, immutato negli anni: l’ho ammirato uscire da scambi massacranti senza neanche un ciuffo fuori posto. Gli ho visto giocare colpi, quali il rovescio a una mano e volèe interlocutorie che da quasi un decennio questi campi non vedevano più.
Poi si è presentato a ritirare il premio con il golfino di cotone candido, un po’ anni 50, e la faccia di uno che stava facendo due passi ed è capitato lì per caso. Sembrava uscito da “Il giardino dei finzi contini” o dalle pagine di un libro di Gianni Clerici.
Il fascino di Wimbledon sta in questo. Un’eleganza non ostentata, una vittoria accolta con self-control e umiltà. Certo negli anni alcune fastidiose abitudini si sono fatte largo anche qui:  pugnetto e urli a sottolineare punti conquistati non rendono giustizia ad uno sport dove l’etichetta gioca ancora un ruolo fondamentale. Aspettare a servire se l’avversario non è pronto, scusarsi per un nastro o una stecca provvidenziale, concedere una palla erroneamente valuatata dall’arbitro, sono per fortuna comportamenti abituali della maggior parte dei giocatori.
Wimbledon però ha un fascino diverso, anche e grazie alla volontà di mantenere il rigore di un tempo. Così in campo i paletti della rete sono rigorosamente di legno, come un tempo. E non sono ammessi altri sponsor se non l’orologio Rolex che da sempre gestisce i tempi dei campi.
Rigorose anche le linee guida per quanto riguarda l’abbigliamento dei giocatori: deve essere “Predominantly white”, come un tempo.  ne sa qualcosa la seminfinalista di quest’anno, Victoria Azarenko, costretta a coprire la t-shirt gialla con cui si era presentata su un campo di allenamento (qui i dettagli).
A suo tempo del resto anche il variopinto Agassi dovette sottomettersi a questa regola.
Nel 1990 tutti lo aspettavano al varco, sul campo centrale, abituati ai suoi eccentrici capi d’abbigliamento.
Andre e la Nike sorpresero tutti: Agassi si presentò sul Centrale interamente vestito di bianco, logo compreso. Gli inglesi si innamorarono di lui e l’anno successivo si inchinarono alla sua vittoria. (queta volta il logo era nero, ma in linea con le regole).
 

E devo confessarvi che a Wimbledon sono stata. Era il 2004 e grazie ad un meteo incerto, dopo una fila lunghissima (più di 4000 persone davanti a me) sono riuscita a comprare  un biglietto per il Centrale. Non mi vergogno a dire che quando ho visto spostarsi i teli e apparire l’erba del campo mi sono commossa. Wimbledon è un luogo magico, il tempio del tennis, il tempio di chi ama il grande tennis.
Così ho potuto ammirare Serena Williams e Roger Federer mangiando le famose fragole con la panna.
               
Vorrei tornarci.

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“Vuoi vedere la cosa piu’ bella che ho filmato?… Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica e c’e’ elettricita’ nell’aria, puoi quasi sentirla e questa busta era lì.. danzava con me come una bambina che mi supplicasse di giocare. . per 15 minuti… È stato il giorno n cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura, mai. Vederla sul video è povera cosa lo so, ma mi aiuta a ricordare… ho bisogno di ricordare… A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare”.

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Come tu mi vuoi

Rabbioso, disperato sfogo di un innamorato affidato a un muro.
Un po’ cancellata, sulla destra si riesce a intuire la seconda parte del messaggio: “….ti amo come la mia vita”.
Quella nella canzone non c’è.
Mi piacerebbe inventarci una storia.

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Il futuro nel piombo

cena con gli amici e poi un gioco che si fà nel nord europa all’inizio dell’anno: un oggetto di piombo viene messo in un cucchiaio e passato sulla fiamma di una candela. Quando si è sciolto va buttato in una scodella d’acqua. quello che appare rappresenta il proprio futuro.
ecco il mio: ci vedo dinamismo, una statua di Boccioni, un’isola in mezzo al mare (l’elba) e un aereo per volare lontano.

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Dubbi?!?

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Saffo, il vento e il bacio

“Eros mi squassa il cuore,
come vento che dall’alto del monte scende e travolge le querce
e scioglie le membra e le agita
dolce amara indomabile belva…. ” (Saffo).

Ho trovato questa frase nel primo (ed unico!) bacio Perugina mangiato nel 2011.
Che bello iniziare l’anno con un pensiero legato alla passione.
Così ho recuperato un’antologia del liceo e sono andata a rileggermi alcune delle meravigliose poesie della poetessa greca.

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Suu e la Birmania

Mi permetto di riportare un bellissimo post di Barbara Bignardi sulle ultime vicende in Birmania.

http://bignardi.style.it/403/nessuno-e-libero-se-uno-solo-non-lo-e-sei-grande-suu

Eccone il contenuto

martedì, 16 novembre 2010

Nessuno è libero se uno solo non lo è: sei grande, Suu

Dopo gli anni rubati, i fiori nei capelli, il popolo sempre al primo posto, e «nessun rancore». Dalla Birmania, una lezione da non dimenticare

“We love Suu», c’era scritto sui cartelli di alcune tra le quarantamila persone accorse da tutta la Birmania davanti alla Lega nazionale per la democrazia per ascoltare il primo discorso di Aung San Suu Kyi liberata.
Anche noi ti amiamo, Suu, anche se ci è difficile capire come si possa «non provare rancore», come hai detto tu, per la giunta militare che da anni ti teneva prigioniera: ma non per niente sei una seguace di Gandhi, e non per niente ti hanno dato il Nobel per la Pace. Ti amiamo perché a sessantacinque anni, dopo sette di arresti domiciliari, sei bellissima, e mentre fai il tuo primo discorso politico da donna libera ti aggiusti i fiori tra i capelli. Perché – nonostante ti abbiano ucciso il padre quando eri bambina, ti abbiano tenuta per anni lontana dai tuoi figli e persino da tuo marito mentre moriva di cancro, nonostante ti abbiano perseguitata per oltre vent’anni – non hai mai perso la serenità di chi sa che sta facendo la cosa giusta.
Ti amiamo perché le tue prime parole pubbliche, dopo che ti hanno liberata, sono state: «Anche se penso di sapere cosa volete, vi chiedo di dirmelo voi stessi. Insieme, decideremo quello che vogliamo, e per ottenerlo dobbiamo agire nel modo giusto. Non c’è motivo di scoraggiarsi. Dobbiamo camminare assieme». Ti amiamo perché hai cambiato idea sulle sanzioni troppo ingiuste per il tuo popolo.
Come ha detto il presidente della Repubblica Napolitano: «La liberazione di San Suu Kyi rappresenta uno di quei rari momenti in cui si ha il senso di nuovi orizzonti che si aprono per la causa della libertà e della pace nel mondo». Eh, sì. Momenti rari e preziosi: per questo ce li teniamo stretti e siamo qui a ripeterci le sue parole, a guardare e riguardare il video dove uno scricciolo di donna vestita di blu, con una collana di piccoli fiori bianchi al collo, davanti a quarantamila persone che la applaudono e scandiscono il suo nome, sorride, parla con semplicità e si sistema le rose bianche gialle e rosa tra i capelli.
Ti amiamo perché hai detto: «Anche se non siete interessati alla politica, la politica verrà da voi. Dovete impegnarvi per difendere ciò che è giusto». Ma, soprattutto, perché hai concluso dicendo: «Se il mio popolo non è libero, come potete dire che io sono libera? Nessuno di noi è libero». Se anche uno solo di noi non è libero, nessuno di noi è libero.
Cercare di stare nel giusto, avere coraggio, pensare ai diritti di tutti e non smettere di sperare: le uniche cose che contano. We love Suu.

 

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Un giorno

Ho letto nch’io il best seller dell’estate 2010. Un romanzo che racconta una storia d’amore non confessata attraverso un solo giorno, il 15 luglio, di 20 anni successivi.
Che dire di questo romanzo? Forse non lo rileggerò, perà devo confessare che mi ha regalato delle emozioni inaspettate come succede con certe canzoni di Vasco, che sembrano buttate lì per caso e poi non sai come ti fanno rivivere una sensazione, un turbamento che è stato anche tuo e ti tolgono il fiato.
Difficile poi non affezionarsi ai protagonisti di “Un giorno”, appassionati, curiosi, fragili, a volte smarriti come tutti noi.
Credo che in me ci sia un po’ della seriosità, dell’amara ironia e del non arrendersi mai di Emma. Ma anche un po’ della voglia di non diventare grande di Dex.
E penso che Nicholls abbia trovato un modo in fondo originale di raccontare la nostra generazione, raccontandola attraverso un amore intenso reso inquieto e travolgente proprio dal dal non essere vissuto appieno.
Vi regalo un paio di passaggi.

“E cosi Emma Morley s’incamminò verso casa nella luce del crepuscolo con il suo carico di delusione. Ormai la giornata si stava rinfrescando, ed Emma tremò quando avvertì qualcosa nell’aria, un improvviso brivido d’angoscia che le corse lungo la schiena, così intenso da costringerla a fermarsi x un attimo. La paura del futuro, pensò.”

“Bene ecco qua: mi sa che tu hai paura di essere felice, Emma. forse pensi che il corso naturale delle cose è che la tua vita sia triste, grigia, cupa, e che ti porti ad odiare il tuo lavoro e dove abiti, rinunciando al successo o ai soldi o, Dio ce ne scampo, a un ragazzo. Arrivo a dir che in realtà secondo me ci provi gusto a essere insoddisfatta e a rendere al di sotto delle tue possibilità perché così è più facile vero? Insuccessi e infelicita….. E’ più facile così perché puoi scherzarci sopra. Ti scoccia sentirtelo dire? Scommetto di si. Beh siamo solo all’inizio.”

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A un certo punto quasi all’improvviso sono venuti a prendere il tavolo e le sedie. Li hanno portati via. E allora l’ho sentito in tutta la sua potenza. Il vuoto. Era lì davanti a me sotto forma di uno spazio innaturale in una casa che è stata per 10 anni il mio porto sicuro. In 5 minuti non era più lei. E non sono neanche riuscita a farle una foto per congelarla in un modo più forte e oggettivo di quanto la memoria e il cuore possano fare. Neanche una canzone di sottofondo che togliesse gravità al momento. Vederlo, quel vuoto, mi ha fatto prendere consapevolezza di quello più grande che sento dentro. Perché sono irrequieta e lo sarò per sempre. Perché a volte non si può scappare ma anche restare. Ciao casetta ubriaca.

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inevitabile?

Si sa che gli uomini sono di natura più superficiali ed egoisti di noi.

Ma perchè, allora, ogni volta riesco a rimanerci così male?

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L’attimo fuggente

Vi ricordate queto film?
Un mitico Robin Williams impersona il Professor Keaton, che arrivato in una rigida scuola inglese, ne mette in discussione il rigore e scuote e conquista i propri studenti attraverso la propria passione per la poesia e per la vita.
Ho visto questo film per la rima volta quando ero ancora studentessa. E forse anche per questo mi è rimasto nel cuore.

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fantastica la pettinatura di lei……

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Senzafine

 

….Senza fine trascini la nostra vita

senza
    
    un attimo     
                      
di RESPIRO

per sognare per potere ricordare ciò che abbiamo già vissuto
senza fine
sei un attimo senza fine

non hai ieri
non hai domani
tutto è ormai nelle tue mani

mani
grandi mani senza fine……..

 

Scusate, non ho resistito, un momento di romanticismo in questa giornata di pioggia.

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Sarò imperatrice

In amore non essere un mendicante, sii un imperatore.
Da’ e resta semplicemente a vedere che cosa accade….”"

Osho Rainesh “Con te o senza di te”

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La vecchia moto

Ieri sera quattro passi e tante chiacchiere con un amico nell’incantevole porticciolo di Nervi.
 Complici un paio di Negroni sbagliati abbiamo cominciato a parlare di scelte di vita.
Mi ha raccontato che quando aveva 20 anni ha deciso di interrompere l’università, per trovarsi un lavoro e poter andare a vivere da solo.
Visto che non poteva permettersi un’automobile, girava con una vecchia moto da cross che, oltre a non essere molto confortevole aveva anche un difettuccio: spruzzava olio.
Le sue passeggere non ne erano molto contente. Ma sul loro grado di sopportazione lui misurava il loro “innamoramento”.
Al di là di questo aneddoto ho trovato romantica e coraggiosa quella sua scelta di ventenne che in nome della propria indipendenza ha saputo rinunciare a qualche comodità.
Conoscendomi so che mi sarebbe piaciuto correre lungo il mare, su quella moto, abbracciata a quel ragazzo teneramente ribelle e avverso ad ogni compromesso.
Due schizzi d’olio non mi avrebbero fatto paura.

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L’amore arriva…

L’amore arriva, si insedia e dirige tutto.
Solo le anime forti si lasciano trasportare.
E Athena era un anima molto forte”

Sto leggendo “La strega di Portobello” di Coelho, un regalo di Silvio.
Ci sto trovando molta energia e passione.
Più che in altri suoi libri che, pur magici, in certi tratti mi sembravano un po’ da bacio perugina, ma sono solo alle prime pagine.

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Canzoni d’amore

Certo che è triste sentire passare in radio una bella canzone d’amore e non avere nessuno a cui dedicarla.

Va be’.

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Adoro questa canzone di Vasco ma devo dire che sentirla cantata dalla voce calda e sensuale di Mina fa davvero venire i brividi.
Bellissima.
E poi chi non si è trovato almeno una volta in una situazione simile? (Un ex, una serata di debolezza, i rimpianti, i ricordi,…….e alla fine … va bene così!).



“…non eri tu che dovevi partire, e non tornare più,
non eri tu che in fondo è come salire… basta non guardar giù…
va bene va bene va bene, bugiarda quando ti conviene,
diresti anche che mi vuoi bene…
anche se non me ne vuoi più….”
(…….)
ti sei accorta che facciamo l’amore, si?
ti sei accorta? si?
e non mi dire adesso che non lo volevi e che,
che non lo sapevi, che finiva così.
Va bene va bene va bene,
distratta quando ti conviene
.
Diresti anche che mi vuoi bene
e anche se non me ne vuoi più…
Va bene va bene va bene va bene
va bene così!”

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Le conseguenze dell’amore

Ieri mi è venuta in mente una confidenza di un’amica (chiacchiere fra donne):

Domanda  : Allora, cara, come va con il tuo nuovo fidanzato?

Risposta: Vi dico solo che non riesco più ad andare in bicicletta.

Massima invidia.
Voto: Anvantgarde.

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Un film delicato, che racconta di una coppia matura alle prese con un momento difficile come la perdita del lavoro.
Amore, sacrificio, spirito di adattamento, perdita dei riferimenti, voglia di capirsi, voglia di affrontare insieme gli schiaffi della vita.
Tutto questo è raccontato delicatamente da Soldini che ha ambientato il film in una struggente Genova citata in diverse sue zone (Nervi, scorci del porto e della sopraelevata, le vie del centro, la Galleria, ….).
La scena più bella è l’ultima. Inquadratura stretta sul viso assorto di Elsa, sdraiata sul pavimento ad ammirare un bellissimo affresco. Dall’angolo destro dell’inquadratura entra il viso di Michele.
“Stavo giusto pensando che avrei voluto che tu fossi qui” dice lei. “Sei proprio tu?”.
“Si. Purtroppo sono proprio io”.  

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Il primo comple-blog!

Con sorpresa ho scoperto che domani, 6 ottobre, Scappomaresto compirà 1 anno.

Sembra ieri che Marco sul bordo di un campo da tennis mi ha detto “dovresti proprio aprirti il tuo blog” e invece…… sono già passati 12 mesi.
Così ho provato a scorrere un po’ i post ed i commenti di Scappomaresto.
Ci ho trovato tante, tante, tante emozioni.
E poi sorrisi, lacrime, pensieri, foto di viaggio, foto di amici, sfoghi, euforia, scherzi, libri, video, canzoni, ricordi, sentimenti, momenti di vita quotidiani mischati ad istanti unici.
E’ buffo fare il bilancio di un anno al 6 di ottobre, ma voglio dirvi che anche grazie a voi è stato un anno ricco di cose belle.
Grazie quindi a tutti voi, che su questo blog avete voluto mettervi in gioco, dire la vostra o che semplicemente passate di qua ogni tanto per distrarvi un po’.
Tra voi so che ci sono amici cari che vedo spesso, così come persone che ho conosciuto in qualche angolo del mondo e con cui è bello restare in contatto. Con altri è strano pensare che non ci siamo mai neanche incontrati e nonostante questo riusciamo a sentirci così vicini per quello che ci siamo reciprocamente scritti. Buffo vero? That’s blog!
Vi abbraccio!

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Mattina d’agosto in questa Milano deserta. Due ore in Comune per la carta d’identità. Noia, caldo, persone grigie. Poi, mentre scendo i gradini un signore mi passa accanto con passo brioso , cantando ”Non, Je ne regrette rien”.
Un flash. 
Così ho voluto ritrovare questa canzone di cui ricordavo il testo magnetico e struggente e la meravigliosa interpretazione di Edith Piaff. 
Alzate il volume ed ascoltatela ad occhi chiusi.

Non, Je Ne Regrette Rien
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Ni Le Bien Qu’on M’a Fait, Ni Le Mal
Tout Ca M’est Bien Egal
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
C’est Paye, Balaye, Oublie, Je Me Fous Du Passe
Avec Mes Souvenirs J’ai Allume Le Feu
Mes Shagrins, Mes Plaisirs,
Je N’ai Plus Besoin D’eux
Balaye Les Amours Avec Leurs Tremolos
Balaye Pour Toujours
Je Reparas A Zero
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Ni Le Bien Qu’on M’a Fait, Ni Le Mal
Tout Ca M’est Bien Egal
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Car Ma Vie, Car Me Joies
Aujourd’hui Ca Commence Avec Toi
. 

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Il biglietto di Vasco

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C’ero anch’io l’altra sera tra quei 70.000, ad urlare, cantare ed emozionarmi per canzoni che hanno accompagnato la mia vita e i miei amori.
E’ nell’aria ancora il tuo profumo dolce, caldo morbido, come questa sera, mentre tu, mentre tu…..non ci sei più.”
Vasco ha dedicato questa strofa al suo chitarrista volato in cielo, e non è riuscito a finirla.
Alle 3, quando sono rientrata a casa ho voluto cercare il biglietto del Concerto del 2004. Era sulla mia affollata bacheca, semi-nascosto da una foto. Trovare quel biglietto verde sbiadito ha evocato un fiume di emozioni e sensazioni.
Sono passati 3 anni e sono cambiate così tante cose. Allora ero molto innamorata e, indipendentemente da questo, forse più coraggiosa, più spensierata, più allegra, più pronta a buttarmi, a fidarmi, a vivere.
Ora non sono più innamorata, non di quella persona. E poi con il tempo si cambia. Così mi sembra di avere una corazza. Di “non crederci più”, di vivere tutto in modo più distante, e che niente possa più travolgermi e farmi impazzire di gioia, di follia, di felicità, ma neanche piangere disperatamente e soffrire.
Non lo so perchè. Ma è così e mi dispiace. O forse no.

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