Mi è piaciuto il nuovo film di Salvatores. O meglio, sono uscita dal cinema con l’idea di un bel film con un finale un po’ debole. In realtà ho poi ripensato al finale, a certi passaggi, ad alcune inquadrature. Forse mi ero persa qualcosa e l’avevo sottovalutato.
Un grande e magnetico John Malkovich è l’interprete principale di questa sceneggiatura ambientata in una comunità siberiana.
Il cuore del racconto sono i valori, il senso di appartenenza e il difficile equilibrio tra il rispetto delle regole e l’amicizia. Poi ancora la scelta tra amore ed amicizia.Il tutto raccontato anche con il linguaggio dei tatuaggi mai causali, ma sempre testimoni a vita di decisioni, dolori, sentimenti, scelte forti.
“Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare”.
Da vedere. Qui il trailer ufficiale.
In questi giorni guardando la tv mi sono imbattuta in una sequenza letale di pubblicità:
La prima ritraeva un appesantito Banderas con una teglia di biscotti in mano a tessere con improbabile sicumera le lodi del Mulino Bianco.
Premesso che se Banderone ha mai sfornato un biscotto io sono cintura nera di karatè, mi son chiesta quanti pacchetti di macine in più si sia stimato di vendere grazie a questa scenetta ambientata in un mulino da milardari. La mia seconda domanda è chi la Barilla ritenga essere il responsabile dell’acquisto del prodotto “biscotti”. Ad istinto direi “le donne/ mamme”, pur influenzate dai bambini. Dando x scontato che i bambini l’Antonione ispanico manco lo conoscono (Scooby Doo avrebbe sortito un effetto migliore), mi chiedo chi possa credere che basti un bonazzo sorridente a far allungare la manina delle mamme italiane verso un biscotto diverso. Sensibili al bello si, ma improvvide no, soprattutto in tempi di crisi. Fosse stato per me avrei piuttosto optato per una bella sana raccolta punti, di quelle che ci avevano fatto rimpinzare di nastrine, pur di ottenere l’ambito Fornetto. Ecco magari con una scelta più felice di prodotti, mi ricordo infatti la fatica di molti per ottenere l’ambito fornetto, utile solo a scaldare le nastrine stesse. Peccato che dopo averne ingurgitate qualche centinaio la maggior parte dei “collezionisti” non ne potesse più di sfoglie e affini, relegando così il premio al ruolo di soprammobile.
Beh passiamo alla seconda strepitosa campagna pubblicitaria in cui sono inciampata: quella di un diffusore di ferormoni:
Funzione principale? Quella di far sentire di buon uomore i felini di casa.
Ora avendo qualche barlume di quanto possa costare l’investimento pubblicitario e pur ipotizzando che questo prodottino debba avere dei margini da capogiro (tipo i bastoncini di don nascimiento) mi chiedo quanti proprietari di gatti siano disposti a comprarsi un prodotto del genere. Il dubbio sorge a maggior ragione in periodi come questo, in cui di soldi pare ne girino pochi. Aggiungo ulteriori punti di domanda: 1) e se il prodottino in oggetto desse poi dipendenza come la nicotina? Già mi immagino i micioni arruffati in crisi di astinenza che scardinano con l’unghiolo l’armadietto dei padroni, o viceversa tristi e abulici in un angolino di casa appena il puf puf si scarica. 2)E se funzionasse anche sugli umani e diventasse una sorta di droga dei tempi della crisi ? Come quando alle elementari annusavamo il Vinavil, per capirci.
Film iraniano Orso d’Oro a Berlino, ho trovato “Una separazione” bello ma non un capolavoro.
Ne ho gustato le riprese, mai banali e sempre indagatrici, a scavare il tema ricorrente della sceneggiatura: Il difficile equilibrio tra verità e menzogna, tra amor proprio e affetto per la famiglia, tra istinto e obblighi morali.
Ho apprezzato la recitazione precisa ed istintiva dei 2 protagonisti e la particolarità di un paio di sequenze.
La prima a raccontare il teatro dell’incomunicabilità, con marito e moglie davanti a un giudice virtuale, ognuno concentrato a raccontare il proprio punto di vista, a gridarlo, a sostenerlo in un monologo sterile che esclude a priori l’ascolto dell’altro.
Toccante anche un’altra scena in cui il vecchio padre malato d’Alheimener prende la mano della nuora che sta per andarsene e non vuole lasciarla: Delicato, potetico, struggente come l’interrogativo che ne nasce: può questa malattia lasciare scampoli di lucidità anche nelle fasi più avanzate?
Per il resto abbastanza scontata la trama, con pochi colpi di scena ed alcune scene ridondanti, bilanciate forse dal finale, volutamente aperto.
Qualche giorno fa è mancata la mitica Liz Taylor.
Il suo senso del palcoscenico non l’hai mai abbandonata, tanto che fra le tante disposizioni testamentarie c’era anche l’espressa richiesta di arrivare al proprio funerale con un quarto d’ora di ritardo.
Diva nell’anima, diva fino all’ultimo istante. E anche dopo.
La storia di un pugile e il suo percorso fino al combattimento per il titolo mondale sono solo un pretesto per affrontare due temi molto pesanti.
Il primo è il ruolo della famiglia nell’indirizzare i nostri comportamenti e le nostre scelte, raccontato attraverso la difficoltà di sfuggire ai condizionamenti di chi ci ha cresciuto e “ha fatto così tanto per noi”. Molto spesso il senso di colpa e il desiderio di non deludere le aspettative delle persone amate è più forte di una catena.
In parallelo il film descrive il delicato ma emozionante cammino verso la conquista della fiducia in sè stessi.
Un film da vedere anche per la presenza di 2 meritatissimi premi Oscar (Miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista).
Sono andata a vederlo ieri sera per caso, perchè la regista è amica di miei amici.
La sala era piena.
Ho visto un film divertente, malinconico e poetico al tempo stesso, che racconta l’importanza della solidarietà.
Lo fa in un modo originale e inconsueto, pennellando l’incontro tra un italiano disoccupato, un ex campione di cricket e la comunità cingalese di Napoli. Sulo sfondo la pochezza della classe politica italiana,e la prepotenza della criminalità organizzata.
Divertente la regia, con scelte anche particolari, come quella di introdurre momenti quasi onirici.
Molto precisa la recitazione. Ottimo in particolare Imparato nel farci vivere la disperata ingenuità del suo personaggio.
Al termine della proiezione la giovane regista milanese, emozionata, ha risposto alle domande del pubblico.
E’ stato bello scorpire la sua semplicità, ma anche la meticolosità e l’attenta ricerca con cui la trama e le diverse scelte di ripresa siano state effettuate.
Da vedere! (All’Arlecchino)
Questa sera ho finalmente visto Invictus, film di Clint Eastwood.
Ero curiosa di vedere come avrebbe raccontato Mandela e quel momento storico csosì delicato. Desideravo capire quanto il sudafrica del film potesse essere vicino a quello che avevo visssuto di persona un paio d’anni fa.
Che dire, il film è emozionante, e Morgan Freeman è strepitoso.
Al di là della parte romanzata (di ragazzini neri che giocano a rugby se ne vedono ben pochi a cape town…) ho trovato ben raccontato attraverso gesti, frasi, eipsodi, il carisma e la personalità di Mandela, leader non per caso.
Ho anche rivissuto attraverso Matt Damon gesti che ho compiuto anche io stessa: entrare nella sua cella a Robben Island, chiudersi la porta dietro le spalle, guardarsi intorno con un groppo in gola e un insostenibile senso di oppressione. Pare impossibile che Mandela ci abbia passato 27 anni senza impazzire, senza smettere di sperare. Eppure è così.
Vorrei leggere la sua biografia. Ricordo di averla sfogliata a NY a casa della mia amica Sthu, sudafricana, 2 estati fa. Ricordo che con emozione lei mi disse di aver ottenuto che per il 90 esimo compleanno di Nelson l’empire state building si tingesse dei colori della loro bandiera.
Frammenti di ricordi. Belle emozioni.
Vorrei chiudere con la poesia che Mandela leggeva in carcere:
INVICTUS – William Henley *
OUT of the night that covers me, Black as the Pit from pole to pole, I thank whatever gods may be For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance I have not winced nor cried aloud. Under the bludgeonings of chance My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears Looms but the Horror of the shade, And yet the menace of the years Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate, How charged with punishments the scroll I am the master of my fate: I am the captain of my soul.
Avevo lasciato il cuore tra le sequenza di Nuovo Cinema paradiso e ve lo avevo raccontato.
In Baria ho ritrovato parte di quelle emozioni.
Tornatore è innamorato della sua terra e anche in questo film racconta con passione e malinconia il carattere, la tenacia e l’orgoglio della sua gente. Immagini emozionanti e preziosi camei (numerosi gli interventi di volti noti quali Leo Gullotta, Monica Bellucci, Raoul Bova, Nino Frassica….) si alternano ad altre forse meno necessarie alla trama del film. Incomprensibile per esempio il ruolo interpretato da Luigi Lo Cascio ed eccessivo tutto il tempo dedicato all’evolversi del partito Comunista di Bagheria. Tutto sommato il film poteva durare 20 minuti in meno.
La parte che ho apprezzato di più sono stati gli ultimi 5 minuti. Una sequenza di possibili finali e di immagini inattese e sorprendenti. Eco penso che Tornatore ci regali le immagini più grandi quando riesce a raccontare il mondo con gli occhi di una persona anziana o ancora di più con quelli di un bambino.
Vi ricordate queto film?
Un mitico Robin Williams impersona il Professor Keaton, che arrivato in una rigida scuola inglese, ne mette in discussione il rigore e scuote e conquista i propri studenti attraverso la propria passione per la poesia e per la vita.
Ho visto questo film per la rima volta quando ero ancora studentessa. E forse anche per questo mi è rimasto nel cuore.
Un grande monologo, amaro, triste, spietato, che ci confonde e stordisce alternando poesia e la follia schiacciante della ragion di stato.
Un Toni Servillo davvero superbo.
Nei giorni scorsi parlavo con alcuni amici di un film di qualche anno fa: L’amore Infedele, povero nella trama ma memorabile per come racconta il nascere di una passione travolgente tra una strepitosa Diane Lane ed un fascinosissimo Olivier Martinez.
Visto che non tutte le mie amiche hanno presente il volto da bel tenebroso dell’attore francese ho pensato di rimediare.
Venerdì sera ho visto il nuovo film di Woody Allen: “Sogni e delitti“ e non mi ha fatto impazzire.
Il tema era lo stesso di ”Match Point”, la follia umana e la sete di denaro che possono portare chiunque di noi a limiti estremi, fino a commetere un delitto.
Se però in ”Match Point” Woody si era focalizzato sul ruolo fondamentale della sorte che si prende gioco di noi (bellissimo il parallelo tra la pallina da tennis e l’anello lanciato nel tamigi e poi l’imprevedibile finale a sovvertire ogni attesa ed ogni regola….), in questo nuovo film c’è una forte analisi introspettiva sulla preparazione e soprattutto sulle conseguenze di un gesto folle. Rimorso, tentativo di rimozione, e la necessità da parte dei protagonisti di psicanalizzarsi a vicenda.
Mi è sembrato che nonostante la precisa recitazione di Ewan Mc Gregor e di Colin Farrell, il film non decolli mai, non ti trascini mai completamente, ed anche il finale mi ha un po’ deluso. Mah, forse non ero in serata……
Un’ultima nota: il titolo originale “Cassandra’s dreams“, il nome che i 2 ragazzi danno alla loro barca a vela era fantastico e decisamente più “evocativo”. Chissà perchè traduciamo ancora i titoli.
E’ la storia di un giovane che lascia la sua famiglia per un viaggio nei grandi spazi incontaminati e soprattutto dentro di sè.
Cerca di ottenere la propria felicità attraverso un rapporto solitario con la natura, fuggendo da tutti i vincoli della famiglia, delle istituzioni, degli obblighi civili. Nonostante durante il proprio percorso incontri persone che sanno dargli affetto e “umanità”, non riesce a fermarsi, ipnotizzato dal suo progetto di trascorrere una stagione da solo in Alaska.
Questa avventura gli farà capire, forse troppo tardi, che “Happiness is only real when shared”.
In questo film che ha anche una bellissima colonna sonora, ho letto tanta voglia di libertà, di ricerca, di contatto con i grandi spazi. Emozionante. Vero Chiaretta?
Un film delicato, che racconta di una coppia matura alle prese con un momento difficile come la perdita del lavoro. Amore, sacrificio, spirito di adattamento, perdita dei riferimenti, voglia di capirsi, voglia di affrontare insieme gli schiaffi della vita.
Tutto questo è raccontato delicatamente da Soldini che ha ambientato il film in una struggente Genova citata in diverse sue zone (Nervi, scorci del porto e della sopraelevata, le vie del centro, la Galleria, ….).
La scena più bella è l’ultima. Inquadratura stretta sul viso assorto di Elsa, sdraiata sul pavimento ad ammirare un bellissimo affresco. Dall’angolo destro dell’inquadratura entra il viso di Michele.
“Stavo giusto pensando che avrei voluto che tu fossi qui” dice lei. “Sei proprio tu?”. “Si. Purtroppo sono proprio io”.
L’altra notte hanno riproposto in tv questo film ed io, in preda all’insonnia me ne sono guardata più di metà.
Parla di una passione erotica incontenibile che porta il protagonista, un politico inglese la cui vita è sempre stata assolutamente controllata e moderata, a intrattenere una torbida relazione con la fidanzata del figlio. L’attrazione fisica è tale da annullare la sua volontà e da portarlo, quando verrà scoperto, a distruggere in un solo istante la vita di tutta la sua famiglia.
Ho trovato fantastica la recitazione d Jeremy Irons e soprattutto quella di Juliette Binoche, superba nel ruolo di una donna misteriosa, magnetica, “maledetta”.
E’ proprio lei a dire al suo amante: “Chi ha subito un danno è pericoloso, perchè sa di poter sopravvivere”.
Ragazzi, è disperatamente vero.
Ho molto amato questo film che racconta l’incrocio di tanti amori. Il più forte è quello per il cinema, sentimento che anima Salvatore ma anche e soprattutto Tornatore (il film racconta la sua storia, di ragazzo che lascia un paesino della sicilia per diventare regista). Poi c’è l’amore paterno e silenzioso di Alfredo (Philippe Noiret) per Salvatore. Infine c’è quello appassionato, struggente, eterno fra Salvatore ed Elena.
Grazie a Youtube ho appena rivisto il secondo finale del film. Tornatore infatti ne girò 2. Nel primo, quello con cui vinse Cannes e poi anche l’Oscar i protagonisti non si ri-incontrano più. Nel secondo invece si rivedono e si confessano un amore mai spento, allontanato solo da una serie di ostacoli ed equivoci.
Dal suo breve rientro in sicilia Salvatore alias Tornatore porterà un regalo inaspettato: i baci che Alfredo tagliava dalle pellicole, uniti in una sequenza che è un omaggio all’immortalità del cinema.
Lo è anche la colonna sonora, bellissima, di Ennio Morricone.
Insomma io quando vedo questo film mi commuovo sempre.
Un sorprendente Raz Degan interpreta un Gesù dei giorni nostri nell’ultimo film di Olmi, che mette in dubbio il valore di una fede e di una conoscenza coltivate solo attraverso i libri.
Così il film racconta di una svolta, di una ricerca che porta ad assaporare il calore della vita semplice, dei sentimenti puliti, della solidarietà fra persone umili.
Forse non ho colto nella sua interezza e complessità la trama del film ma alcune immagini e sequenze sono davvero poetiche ed emozionanti e mi piacerebbe rivederle.
Una su tutte quella dei vecchietti, che si siedono in fila davanti alla ruspa che avanza ta gli alberi, in mezzo alla nebbia del mattino.
E’ stato infine divertente sentire i protagonisti parlare nel dialetto lombardo della mia nonna e muoversi tra le malinconiche note di “Non ti scordar di me”.
“Il mondo è pieno di tentassioni” mi ha detto questo piccoletto, lasciandomi di sasso…
poi ha aggiunto “….lo dice il grillo parlante a Pinocchio….. perchè bisogna stare attenti ai birbantelli”.
Ah, ecco! Io e il mio nipotino abbiamo in comune la bellezza e una passione per i personaggi Disney.