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Archivio per la categoria ‘Emozioni’

Più di un anno fa avevo visto alcune polaroid di Robert Mappelthorpe al Whitney Museum di NY e di recente la mostra che lo Spazio Forma gli ha dedicato qui a Milano. Le foto che ho trovato più magnetiche? Sicuramente quelle scattate a Patti Smith.

Una storia davvero incredibile la loro, fatta di amore, di passione per l’arte, di fame nera. La racconta la stessa Patti nel libro autobiografico “Just Kids” che vi consiglio.

Robert e Patti si incontrano a NY, entrambi ventenni affamati e disperati. Entrambi artisti fino al midollo con la voglia di esplodere, esplorare, creare. Lei un ragnetto di donna tutta occhi ed energia, lui pallido introverso già bellissimo.
Si amano, condividono un letto singolo in una stanza sgangherata, cenano con 1 sandwich a metà. A volte non mangiano per comprarsi un libro di arte usato.
Passano le notti a disegnare febbrilmente a lume di candela con lo stesso disco che gira all’infinito. Si ispirano a tutti i grandi artisti, da michelangelo a warhol.
Al primo anniversario lui le scrive “Just you and me together. Dreaming, writing and loving each other. Love you always.”E si firma Blue Star. Si chiameranno sempre così.

Gli anni passano, frequentano il Chelsea Hotel, il locale di Wharol (sperando di conoscerlo) poi si lasciano, seguendo strade diverse sia sentimentalmente che artisticamente. Ma restano legati.
A Patti viene chiesto di preparare una mostra in una galleria della 5th Avenue. Lei accetta ma a patto di esporre insieme a Robert.
E’ un trampolino di lancio.
Nel frattempo lei si concentra sulla scrittura, poesie e canzoni. Lui si innamora della fotografia e si rende conto di piacere, tanto, a tanti.
Arriva il primo disco di Patti, che chiede a Robert di scattarle la foto per la copertina.

“L’appartamento di Sam era spartano, bianco e quasi sgombro, con una grossa pianta di avocado accanto alla finestra che affacciava sulla Quinta Avenue. Un enorme prisma rifrangeva la luce spaccandola in arcobaleni che ricadevano sulla parete di fronte a un termosifone bianco. Robert mi posizionò nel triangolo con un leggero tremolio alle mani. Scattò qualche fotografia. Abbandonò l’esposimetro. Una nuvola passò e il triangolo svanì. Mi disse: «Sai una cosa, mi piace molto il biancore della camicia. Ti toglieresti la giacca?».
Mi gettai la giacca in spalla, alla Frank Sinatra. Avevo un mucchio di riferimenti visivi. Robert possedeva luce e ombra.
«Eccola» disse.
Scattò qualche altra fotografia.
«Ce l’ho»
«Come fai a saperlo?»
«Lo so e basta»
Quel giorno scattò dodici fotografie in tutto.
Dopo qualche giorno mi mostrò i provini. «Questa è la magia» disse.
Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi.”
La foto più bella della mostra di Milano.

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Nabucco

Mercoledì sera ho visto il Nabucco da un palco del teatro alla Scala.
Scelta originale quella di preferire a costumi storici di scena abiti di inizio secolo, con Nabuccodonosor in camicia, completo grigio e bretelle.
Inizialmente il pubblico ne è rimasto un po’ confuso.
In realtà credo questa scelta abbia voluto sottolineare il forte parallelo in essere tra quell’evento storico che vide gli ebrei schiavi dei babilonesi e tante realtà di oggi, con popoli o gruppi di persone esiliati e perseguitati.
Opera corale e per questo ancora più potente e impattante, questo Nabucco è stato interpretato in modo eccellente da cantanti e musicisti, uno su tutti il tenore Leo Nucci.
Ovviamente l’opera ha avuto il suo momento più emozionante nel terzo atto, quando il coro ha intonato “Va pensiero”.
Immobile, posizionato al centro del palco, il coro ha cantato in modo sublime strappando un applauso infinito e una raffica di “bravi”"bis” dal loggione.
Il maestro ha deciso a quel punto di concedere il bis.
Quel coro immobile in abiti “occidentali”, quel canto struggente…. (“Oh mia patria si bella e perduta……”) così vicino a tutti noi in questo momento di smarrimento collettivo. Impossibile non esserne toccati.
(trovate qui un breve ma significativo trailer).
E qui sotto alcune immagini.
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A 16 anni mi sono innamorata del teatro classico.
Frequentavo il liceo e nella cornice raccolta del Piccolo di Milano sono rimasta folgorata dalla Medea di Euripide interpretata da Mariangela Melato. Un personaggio molto forte e molto fragile quello di Medea, nel quale le emozioni sono accentuate da una sensibilità femminile molto spinta. Disperazione, amore, odio, vendetta, dolore, ….. espressi con grande forza da un’interprete sublime.

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Trovo sorprendentemente interessante la nuova campagna di Chanel n°5, affidata a Brad Pitt.
Nel nuovo spot l’attore,bellissimo e molto naturale, recita i versi di una poesia. Le riprese, a camera fissa e su sfondo neutro esaltano lo sguardo magnetico e la bella voce di Brad.

Molti si chiedono che senso abbia affidare ad un uomo la campagna che supporta un profumo legato da sempre a icone di femminiità intensa.
Trovo questo cambiamente forte e vincente: Chanel fa leva su un attore bello e sexy, si, ma al tempo uomo maturo, marito e padre responsabile.
Un uomo, inoltre, che sa emozionarsi per una poesia e per un profumo. A quale donna non piacerebbe condividere quella stessa emozione, indossando il profumo che gli piace? Credo sia questo l’insight sul quale si costruisce la nuova campagna della Maison Chanel: la voglia di piacere ad un uomo speciale. Semplicemente. Il che è forse emotivamente più forte e istintivo che non identificarsi con donne meravigliose e inarrivabili come Marylin Monroe o Nicole Kidman.
Del resto Chanel già negli anni 90 ci aveva regalato una campagna altrettanto impattante e alternativa. Ricorderete sicuramente l’incredibile filmato di Egoiste girato al grand hotel di Cannes. Protagoniste erano diverse donne bellissime ed eleganti che inveivano nei confronti dello stesso uomo, per motivi facilmente intuibili. Scenografico, ironico, drammatico con quel visual molto forte delle persiane delle diverse camere che si aprivano all’urlo di “Egoiste!”. Sicuramente un film icona di quegli anni.

I risultati in termini di vendite furono tra l’altro molto interessanti: la campagna generò molte vendite non solo fra gli uomini, ma anche e soprattutto tra le donne che acquistarono Egoiste per regalarlo. Anche qui la scelta fu molto sottile e legata ad un consumer insight preciso: l’uomo elegantemente mascalzone in fondo alle donne piace. Sarà il sottile piacere dell’avventura fugace, il fascino del seduttore fuggente… E allora perchè non giocare con questa emozione, permettendo ad ogni donna di sognare che anche il proprio uomo sia in fondo un po’ Egoiste. Come? Regalandoglielo.
Grande Chanel!

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Slava’s snow show

Poetico e struggente. Malinconico e sorprendente. Questo spettacolo che viene dalla fredda Russia regala due ore di magia, tristezza, speranza, follia. Imperdibile.

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Costruzione

Le magie jazz di Bollani e la voce graffiante di Irene.

Why not?

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Commuovente la storia della giraffa che scappa dal circo e si avventura impaurita ma libera in mezzo al cemento e alle auto.
E’ caduta anche lei, alla fine, come tutti gli eroi buoni.
Ma alzare la testa bisogna…..
Ci penso con tanta tristezza sono d’accordo con Gramellini: è davvero avvilente galleggiare in questo insulso Truman Show che è l’Italia.
Su le zampe allora, e via al galoppo!

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Tartarughina

Il posto in cui sono offre ai propri ospiti tutti i venerdì la possibilità di adottare e poi liberare in mare un cucciolo di tartaruga marina.
Peccato oggi sia martedì e io parta domani…….
Nooooooo.
Mi toccherà tornare.

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Great days in NY

Thank you Cecilia, Maria, Andrea, Jackie, Jeremy, Barbara for making my vacation days so special!
Hope to see you soon here in Milan.

 

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ImmagineE’ sempre un piacere ascoltare una lezione del Prof. Aschieri. Ogni volta mi sorprende scoprire quanto forte possa essere il pensiero filosofico ed antropologico alla base delle scelte urbanistiche dei grandi architetti. Così ieri ho ascoltato a bocca aperta Alberto raccontare con la solita passione un bellissimo progetto di architettura urbana sviluppato con i propri studenti. L’atrio di via Ampere 2 è interamente dedicato a raccontare questo lavoro raccontato attraverso numerosi disegni, plastici, video e fotografie . Il progetto propone  diverse possibilità per  restituire la città a i suoi abitanti, attraverso proposte che permettano di far convivere il verde, residenze per gli studenti, musei, e spazi in grado di raccontare la città 24 ore su 24. Un progetto ambizioso, dettagliato, appassionante che presto verrà presentato alle istituzioni. Visitabile fino al 27 aprile!

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Felicità

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Ultime notizie dal sud

Uno scrittore ed un fotografo decidono di partire per un viaggio in Patagonia, armati di un Moleskine ed una Leika.
Si muovono verso “la fine del mondo”, attraversando la steppa patagonica che “è un invito al silenzio delle voci umane, perchè la possente voce del vento racconta di continuo da dove viene e, carica di odori, dice tutto quello che ha visto”.
Ne nasce un racconto struggente, carico di malinconia e ricco di personaggi al confine tra realtà e leggenda.
Adoro i libri di Sepulveda e voglio assolutamente riuscire a visitare quella steppa sterminata “dove si sta tra la terra e il cielo”.

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Primavera!

l’ora legale e alberi in fiore ovunque ….. mai come quest’anno ho gioito x l’arrivo della primavera!

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“Vuoi vedere la cosa piu’ bella che ho filmato?… Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica e c’e’ elettricita’ nell’aria, puoi quasi sentirla e questa busta era lì.. danzava con me come una bambina che mi supplicasse di giocare. . per 15 minuti… È stato il giorno n cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura, mai. Vederla sul video è povera cosa lo so, ma mi aiuta a ricordare… ho bisogno di ricordare… A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare”.

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Domenica scorsa la mia nonna Bianca ha compiuto 90 anni.
Arzilla e combattiva come sempre, nonostante da circa 1 anno abbia la badante, ancora non l’ha accettata.
Mentre la portavo al posto del rinfresco le ho detto “Che bella piega, sei andata dalla parrcchiera?” Risposta: “No, è stata quella signora che viene a lavorare da me”. Poi prima che scendesse dalla macchina le ho messo il cappello perchè non prendesse freddo. Lei l’ha tolto subito dicendo “no….. non posso essere spettinata nelle foto!”.
Alla festa c’erano tutti i parenti. Lei, classe del ’22, era la seconda di 5 figli. Ora ne sono rimasti solo 2, lei e lo zio Pino, 92 anni.
Il momento più bello della serata è stato l’arrivo della torta. Il motivo “Tanti auguri a te” era suonato a tempo di valzer. Gli invitati hanno intonato le prime note e lo zio Pino, femore fraturato un’anno, fa si è alzato come un grillo, ha preso per mano la nonna bianca e l’ha invitata a ballare.
Tenerissimi.
Tanti auguri mitica Blanche!!!!

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Ape con un’amica.
Regalo inaspettato e bellissimissimo (non me la tolgo più).
grazie Franci smack!!!!!!

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Le domande di Pablo

“Le lacrime che non si piangono
attendono in piccoli laghi?

O saranni fiumi invisibili
che corrono verso la tristezza?

Soffre di più chi sempre attende
di chi mai ha atteso nessuno?

Dove finisce l’arcobaleno,
nella tua anima o all’orizzonte?

Dove sono quei nomi
dolci come torte d’un tempo?

Dove sono le Donalde,
le Clorinde, Le Edvigi?”

da Libro delle Domande – Pablo Neruda

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Ho comprato questo piccolo presepe in Perù (viaggio mitico con Eli e Marco) qualche anno fa. ero in un mercatino, credo a Cuzco.
Ogni anno lo tolgo dalla carta velina con amore e lo metto in un posto in cui poterlo guardare spesso.
Mi emoziona per la sua semplicità.

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Un senso di vuoto. Credo sia questa la sensazione più diffusa che ha accompagnato la notizia della scomparsa di Steve.

Creatività, visione, passione, sono grandi qualità che raramente coesistono nella stessa persona.
Steve era così.
Se ne va un personaggio positivo e carismatico.
Uno dei pochi, in questi anni di disorientamento, di modelli negativi e di pochi valori.
Proprio per questo credo che questa occasione dolorosa sia un’opportunità per riflettere e comprendere quante grandi cose si possano fare lasciandosi guidare dall’amore e dal coraggio.
Food for toughts.
Grazie Steve.

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Con la Leica al collo

Mi piacerebbe davvero, oggi più che mai, partire per 1 mese o 2 e girare il mondo.
Non 1 meta sola, ma uno zig-zag tra posti diversi tra loro che non ho ancora visto.
Vorrei andarci con una macchina fotografica semplice, a ottica fissa, come quelle che usava Cartier Bresson, che tanto quel che conta è l’occhio e non lo zoom. Le possibili mete?
Nel continete nord americano mi incuriosirebbe una città come Chicago che dicono bellissima, e il trionfo del kitch di Las Vegas. Forse anche le Hawaii con le loro spiagge nere e l’oceano impetuoso.
In sud america sarei invece attratta dalle Galapagos e da Buenos Aires.
Anche in Asia avrei qualche metà interessante: Hong Kong e la sua baia, qualche città del Giappone, i templi di Ang Khor in Cambogia, il sud dell’India.
Gente, case, profumi, rughe, sorrisi, colori, sapori, passi , click click click………

(Dimenticavo… io una Leica mica ce l’ho, però la voglia di partire si)

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centomilionidisemi

Un’opera increbile, quella allestita da Ai Weiwei alla Tate Modern. L’ho scoperta grazie ad un’amica che ieri ha condiviso questo video.
100 milioni di semi di girasole da guardare e calpestare e toccare.
Non sono veri, ma di ceramica. Realizzati e dipinti a mano uno ad uno dagli abitanti di una cittadina cinese.
Ci sono voluti due anni: Un’impresa corale, una missione, una sfida.
Mi piacerebbe andare là calpestarli e toccarli.
Ne vorrei uno da tenere in tasca, a ricordarmi, mentre ci gioco con le dita, quanto è bello avere un sogno e riuscire a realizzarlo, per sè e per gli altri.

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E’ scontato, lo so, scrivere di Carol WoJtyla nel giorno della sua beatificazione. Ma è anche bello e liberatorio condividere le emozioni che credo in molti abbiamo rivissuto in questi giorni.
Non sono una cattolica praticante, ho qualche perplessità su alcune rigide posizioni della chiesa e trovo che in fondo il rapporto con Dio non abbia bisogno di tanti mediatori.
Devo però ammettere che per questo Papa ho sempre nutrito un affetto particolare, fin da quando da bambina l’ho visto passare per le strade della città in cui vivevo.
Qualche sera fa ho riascoltato il primo discorso del neo-eletto Giovanni paolo II. Devo dire che mi ha colpito per umanità ma anche per visione e determinazione.

Ma c’è un’altro momento che ricordo in modo molto vivo: E’ quello, drammatico, dell’agonia del Papa.
Ho conservato nella mente alcune immagini che raccontano quei tristi giorni.
La prima è rappresentata da una delle ultimi incontri con la stampa di Joaquin Navarro-Valls, portavoce del Papa, chiamato a comunicare il serio aggravarsi delle condizioni del Santo Padre, ormai in fin di vita. Navarro Valls inizia la conferenza stampa professionale come sempre, ma all’inaspettata domanda su quali siano i suoi sentimenti di fronte al Papa moribondo, attende lunghi secondi, Poi risponde: «Penso che non hanno nessun interesse i miei sentimenti». Aggiunge: «Certamente è un’ immagine che non avevo visto prima in questi ventisei anni». Dice ventisei, l’ emozione lo tradisce.
Deve fermarsi, gli occhi si riempiono di lacrime, la voce si incrina. Chiude la conferenza stampa visibilmente scosso, lui, il professionista sicuro di sé, ironico, padrone di situazioni complesse, capace di trattare coi potenti della Terra. Neanche lui riesce ad arginare il dolore per la fine della persona che gli ha cambiato la vita.*

La seconda immagine che ho conservato viva e pulsante è quella di Siviglia, città in cui mi trovavo in quell’ultimo week.-end e della veglia di preghiera di migliaia di persone dentro e fuori dalla catedrale, ma anche in altre piazze e chiese, giorno e notte. Un’emozione intensa e travolgente: un misto di amore, speranza e ineluttabile disperazione: preghiere bisbigliate nella notte, alternate a lunghi silenzi e a brevi canti. Un’atmosfera surreale ed ipnotica.
               

E poi ho un’ultima immagine che conservo.
L’ho scattata in albergo, sempre a Siviglia. Stava passando in televisione al locale TG.

Mi piace perchè mi parla di valori che credo prescindano da qualsiasi religione o pensiero politico.
Ci leggo infatti un messaggio di amore e umanità, ci vedo la dignità nel sopportare anche i dolori e le malattie più terribili e la perseveranza nel continuare a dare agli altri anche nei momenti in cui la propria sofferenza è grande e spare rubarci tutte le energie.
Grazie, Carol.

* Corriere della Sera – Archivio 2/4/2005

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Da vedere!
Alcuni scritti e riflessioni del del grande autore russo sono raccontati attraverso la poesia delle immagini e l’emozione del circo:
Il silenzio, fonte secondo Checov di grande ispirazione, si alterna così ai suoni e al canto. Allo stesso modo le luci intense si alternano al chiaro scuro e ciò che sembra solido si dimostra fragile.
Emozionante, divertente, unico.  Se qualcuno ci va torno voletieri a vederlo.

Ecco una sintesi dela recensione proposta dal Tearo Piccolo:
“La grande magia del circo rende omaggio a Cechov, in uno spettacolo fatto di visioni, equilibri fragili, danza, acrobazia, giocoleria.

Donka è la nuova creazione di Daniele Finzi Pasca – già protagonista affermato della scena internazionale, autore di spettacoli indimenticabili con Cirque Eloise e Cirque du Soleil – che qui si immerge nella vita dello scrittore, nei suoi testi e nei suoi diari, decifrando note e appunti, donando corpo e forma ai suoi famosi, enigmatici silenzi.
Donka, in russo, è un piccolo sonaglio che si appende alla canna da pesca e che suona quando un pesce abbocca: Cechov adorava pescare, la pesca era per lui una forma di abbandono alla meditazione. Finzi Pasca, affascinato da questa immagine, da sempre in cerca di “stati di leggerezza” nel lavoro di coreografo, pesca nel baule della fantasia circense per dar vita a un poema visivo fatto di oggetti e corpi sospesi.
Un cast internazionale di abili performers, clowns decadenti, musici, danzatori e acrobati, anima la scena, dove, come un tappeto sonoro, si stendono le musiche composte da Maria Bonizago, richiamando le atmosfere della lontana Russia. Suonano fisarmoniche, valzer, vecchie romanze e cori tradizionali, mentre sfila una galleria di tipi cechoviani, fatta di eterni studenti, dottori, sognatori, scapoli, fanciulle in lutto per la vita. Si inseguono le istantanee di un mondo perduto, fra canti di uccelli, rumore di vento tra i rami, ombre cinesi ed esplosioni di colori. Si risveglia, di continuo, lo stupore.
Perché vederlo?
Cos’è che rende il teatro di Cechov tanto potente e allo stesso tempo delicato? La capacità che possiede, unica, di esprimere sensazioni vivissime, di coinvolgere e travolgere lo spettatore. Donka ha colto l’essenza di Cechov, il distillato della sua anima; lo trasmette con immagini, suoni, gesti, acrobazie di una forza sorprendente.”

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La Sony ha ritirato il walkman dal mercato, dopo 30 anni dal lancio.
E’una notizia che mi colpisce perchè mi fa sentire il peso degli anni che passano.
E’ infatti un oggetto che ha avuto un ruolo importante nella mia giovinezza e adolescenza.
Credo di aver ricevuto il promo esemplare in occasione della Cresima. Mio padre lo chiamava Gelosino, un nome buffo, quasi familiare*.
Stiamo parlando di anni in cui la musica non era accessibile a basso costo come adesso.
Ricordo i pellegrinaggi alla Ricordi di Monza con le compagne di scuola, per comprare una musicassetta con i risparmi della paghetta. Contemporaneamente compravamo anche 2 o 3 cassete vergini per duplicarcele a vicenda. E poi le “macinavamo” per interi pomeriggi.
Ricordo la passione con cui leggevo ogni riga della copertina e dell’inserto cartaceo. Baglioni, De Gregori, i Duran Duran, Ruggeri, …… Ricordo la preparazione per i viaggi, con la scorta di pile e la selezione di cassettine. Già allora mi preparavo delle mini-compilation, ma l’operazione era ben più complessa di adesso: 2 registratori, silenzio totale in casa e via!
Ne ero in qualche modo dipendente. Le cuffie mi permettevano di tenere in qualche modo lontano il mondo dai miei pensieri.  Ed era quasi ossessivo quell’ascoltare e riascoltare canzoni che raccontavano di sentimenti e situazioni che non avevo ancora vissuto. Un mondo segreto di sogni, desideri, immaginazione.
E poi i piccoli gesti che accompagnavano l’ascolto, per esempio la ricerca del punto esatto in cui iniziava una canzone, il riavvolgere per riascoltare e aprire per girare la cassetta quando era finita da un lato . Poi la tecnologia si è evoluta. Mio padre dai suoi viaggi di lavoro in Asia e Stati uniti mi ha portato il modello con l’auto-reverse e poi addirittura quello che permetteva di registrare, utilizzimo in università.
Ciao amico walkman. Ti ho molto amato.
*Ho scoperto solo adesso, curiosando su Google l’origine della parola Gelosino: c’era un’azienda di Milano, la Geloso, specializzata in apparecchiature audio, che aveva ribattezzato con quel nome il riproduttore più piccolo.

link notizia:

http://mashable.com/2010/10/24/sony-walkman-rip/

http://articles.cnn.com/2010-10-25/tech/sony.retires.walkman.mashable_1_soundabout-cassette-walkmans?_s=PM:TECH

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Pomeriggio in ufficio. Arriva un sms da un’amica: “La Schiavone in finale al Roland Garros”.
Notizia incredibile.
Finalmente arrivo a casa e mi documento su internet. E’ proprio vero. Curiosando qua e là trovo articoli e post che raccontano l’impresa della grintosa tennista italiana.
Mi sembra ieri che la incrociavo, ragazzina e già bravissima, in qualche torneo regionale con la fascia tra i capelli e quel dritto a una mano già fenomenale (per fortuna il sorteggio non me l’ha mai opposta).
Sono passati più di 15 anni.
Ma la sua vittoria e quel suo gesto di baciare la terra rossa mi hanno fatto pensare a quanto ho amato anch’io questo gioco e questa superficie.
Ricordo le partitelle con gli amici da ragazzini, con le superga ai piedi e le piante dei piedi che bollivano. Ricordo le palline, sgonfie e tutte diverse, perchèquasi tutte “trovatelle”. E poi i primi torneini, gli allenamenti, la squadretta.
E la terra rossa, come filo conduttore.
Quella terra che ti impregna inesorabilmente le scarpe e le calze. Che va coccolata, bagnandola bene e passandoci il tapettino.
Quella terra che ti obbliga all’umiltà di scambi lunghi e duelli infiniti, fatti di top spin carichi, ma anche di smorzate imprevedibili e di scivolate, bagaglio necessario del terraiolo puro, che affida a questo gesto gli ultimi 2 metri verso una pallina lontana.
Ecco, il tennis giocato sulla terra rossa è uno strano incrocio tra una maratona, una partita a scacchi e un incontro di boxe.
Ci vuole tanta fisicità, ma anche tenacia e lucidità, perchè la potenza da sola non basta.
Alla fine sei sfinito, ma se vinci dimentichi tutto. Anche tutti quegli anni a scivolare sui campi di mezzo mondo.
Così avrà sicuramente riso, Francesca, togliendosi la terra dalle calze, dopo aver vinto contro la valchiria russa.

E sabato a Parigi si sogna.

http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/tennis/201006articoli/27228girata.asp

http://settore.myblog.it/archive/2010/06/03/tennis-schiavone.html

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