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Archivio per la categoria ‘Strano ma vero’

Arcobaleno, rifrazione di luce,…. non lo so. Questo è il risultato: un cerchio con i colori dell’iride tutto intorno al sole. (Singapore)

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Commuovente la storia della giraffa che scappa dal circo e si avventura impaurita ma libera in mezzo al cemento e alle auto.
E’ caduta anche lei, alla fine, come tutti gli eroi buoni.
Ma alzare la testa bisogna…..
Ci penso con tanta tristezza sono d’accordo con Gramellini: è davvero avvilente galleggiare in questo insulso Truman Show che è l’Italia.
Su le zampe allora, e via al galoppo!

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E il ramadan?!?

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.. e lascia stare i santi!

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Cecchi Velone

Come quelle ex veline ormai dimenticate a causa di qualche chilo e ruga in più, anche il buon Cecchi Paone inciampa nel facile giochetto di spifferare amori passati x far parlare un po’ di sè.
Così con discutibile eleganza millanta una relazione con un calciatore della nazionale di calcio e, sulla base delle confidenze ricevute nell’ambito dello stesso rapporto, insinua sospetti di omossessualità su almeno un altro azzurro. Non gli basta: decide di fare nomi e cita 3 membri della squadra che definisce “metrosexual”. Questa caduta di stile avrebbe meritato di essere ignorata, invece la stampa ha deciso di creare audience mettendo in mezzo Cassano, uno che è tanto bravo coi piedi quanto basico nel pensiero.
Ne è uscita una ridicola bagarre basata su pettegolezzi da portineria di cui certo la Nazionale, che aveva iniziato bene il torneo, non beneficerà.
Cui prodest? A nessuno, credo, tantomeno al velone spione Cecchi P che forse avrebbe sortito effetti migliori andando a fare il naufrago in uno dei tanti reality show che tingono di trash le televisioni italiane.

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In questi giorni guardando la tv mi sono imbattuta in una sequenza letale di pubblicità:
La prima ritraeva un appesantito Banderas con una teglia di biscotti in mano a tessere con improbabile sicumera le lodi del Mulino Bianco.
Premesso che se Banderone ha mai sfornato un biscotto io sono cintura nera di karatè, mi son chiesta quanti pacchetti di macine in più si sia stimato di vendere grazie a questa scenetta ambientata in un mulino da milardari. La mia seconda domanda è chi la Barilla ritenga essere il responsabile dell’acquisto del prodotto “biscotti”. Ad istinto direi “le donne/ mamme”, pur influenzate dai bambini. Dando x scontato che i bambini l’Antonione ispanico manco lo conoscono (Scooby Doo avrebbe sortito un effetto migliore), mi chiedo chi possa credere che basti un bonazzo sorridente a far allungare la manina delle mamme italiane verso un biscotto diverso. Sensibili al bello si, ma improvvide no, soprattutto in tempi di crisi. Fosse stato per me avrei piuttosto optato per una bella sana raccolta punti, di quelle che ci avevano fatto rimpinzare di nastrine, pur di ottenere l’ambito Fornetto. Ecco magari con una scelta più felice di prodotti, mi ricordo infatti la fatica di molti per ottenere l’ambito fornetto, utile solo a scaldare le nastrine stesse. Peccato che dopo averne ingurgitate qualche centinaio la maggior parte dei “collezionisti” non ne potesse più di sfoglie e affini, relegando così il premio al ruolo di soprammobile.

Beh passiamo alla seconda strepitosa campagna pubblicitaria in cui sono inciampata: quella di un diffusore di ferormoni:
Funzione principale? Quella di far sentire di buon uomore i felini di casa.
Ora avendo qualche barlume di quanto possa costare l’investimento pubblicitario e pur ipotizzando che questo prodottino debba avere dei margini da capogiro (tipo i bastoncini di don nascimiento)  mi chiedo quanti proprietari di gatti siano disposti a comprarsi un prodotto del genere. Il dubbio sorge a maggior ragione in periodi come questo, in cui di soldi pare ne girino pochi. Aggiungo ulteriori punti di domanda: 1) e se il prodottino in oggetto desse poi dipendenza come la nicotina? Già mi immagino i micioni arruffati in crisi di astinenza che scardinano con l’unghiolo l’armadietto dei padroni, o viceversa tristi e abulici in un angolino di casa appena il puf puf si scarica. 2)E se funzionasse anche sugli umani e diventasse una sorta di droga dei tempi della crisi ? Come quando alle elementari annusavamo il Vinavil, per capirci.

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Metodo Abramovich

Il metodo Abramovich, al Pac di Milano fino a giugno è sicuramente un’esperienza da provare.
In cosa consiste? Camice bianco, esercizi di rilassamento, cuffie isolanti alle orecchie e 1 ora passata individualmente in 3 postazioni diverse: in piedi sotto ad un magnete, sdraiati su un asse di legno con sotto un enorme cristallo di quarzo, e seduti su un sedile circondato da pietre dure.
Il pubblico può tranquillamente osservare chi esegue la performance. Ha addirittura a disposizione cannocchiali e telescopi per cogliere ogni piccolo dettaglio.
Cosa si vive? Come ci si sente? Credo sia davvero soggettivo.
E’ un rapporto forzato con il nulla, ma anche un tuffo silenzioso nelle proprie emozioni.
Pensieri, pensieri, pensieri, scanditi da un lento metronomo.
Il tempo che sembra fermo, il corpo intrappolato in posizioni scomode, rigide.
L’unica a poter scappare è la mente, rapida a navigare nel passato e nel presente, evocando immagini, senzazioni, parole.
E poi ci sono gli “altri”: le persone del pubblico, obbligate ad assistere per 2 ore alla performance da diversi punti di osservazione.
La performance infatti si incentra molto sul rapporto tra chi la vive e chi la guarda.
Nel nostro caso gli “osservatori” erano pochi e la loro presenza, che pur percepivo, mi era quasi indifferente perchè io sentivo di essere altrove.
Sarei però curiosa di ripetere l’esperimento in un giorno di maggiore affluenza.

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…. a distinguerli e ricordarseli.
la realtà supera sempre la fantasia.
Sempre.

buonanotte
nottebella
nannaninna
tantananna

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Mi sento ormai una luminare in materia. A breve quindi daró alle stampe “Stress 2.0 – come togliere l’amicizia alla propria serenità in 140 caratteri”. Tag: insonnia, patatine, sovrappeso.

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A prova di ladro!!!
L’unico rischio è che.. possa finire in un bidone. Anche per la reputazione non è esattamente il massimo, che come recitano le mamme “Certe cose non vanno lasciate in giro…..”.

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Sono seduta al mio posto – terza fila corridoio. arriva una signora agitata. Il suo posto è in mezzo ma mi chiede se posso far cambio temporaneamente perchè se possibile vorrebbe andare in prima fila durante il decollo. Motivo: attacchi di panico in quella fase del volo. Ferma uno steward, gli spiega la situazione. Le suda il labbro. Non solo quello, a dire il vero. Lui carino le promette la prima fila e per tranquillizzarla le dice che la fase più pericolosa è in realtà il rollaggio. Alla signora escono gli occhi dalle orbite. Arriva il secondo steward e cercando di essere carino rincara la dose: “Col vento che c’e a Catania in questi giorni sarà peggio l’atterraggio”. Adesso ho paura anch’io. Vorrei abbracciare la signora sudata e proporle di scappare dall’aereo. Vorrei anche iscrivere i 2 steward pasticcioni a un corso di psicologia spiccia. Male non farebbe.
A metà volo il comandante annuncia che l’aeroporto di Catania è chiuso per vento ma potrebbe riaprire. Una volta vicini alla meta verificherà quindi il meteo e deciderà se  provare l’atterraggio o fare rotta su Palermo.
Arriva il momento clou: il comandante annuncia l’imminente atterraggio a Catania. La signora sudata arriva dalle retrovie e riconquista la prima fila. Torna anche lo steward psicologo che sorprende un tizio col cellulare acceso. Lo rimprovera dicendo “Già stiamo provando ad atterrare con 50 nodi di vento, se poi abbiamo pure le sue interferenze elettroniche…..”. Mi si gela il sangue. La signora piagnuccola. Lo steward: “Signora ormai il decollo è passato”. La poverina: “Si ma c’e il vento”. Lui “Beh i 2 voli prima di noi sono andati a Palermo ma noi ci proviamo”. Lei: “Come ci proviamo?”. Psycosteward: “beh la fase critica è a 700-800 metri da terra… se li arrivano le raffiche riattacchiamo e andiamo via“. Avrei voluto dirgli “Chiudi la bocca e apri il gas, almeno muoriamo senza soffrire”. Ho stretto la cintura, i denti e tutto il resto. Il volo si è concluso con oscillazioni da paura fino a pochi metri dalla pista, applauso che neanche sui charter sgangherati 20 anni fa e uno che uscendo ha detto “grazie comandante” con voce strozzata. Nota di colore finale: l’aereo si chiamava Scirocco.

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CocAddio

La Coca Cola cambia un po’ la sua formula. Deve variare la presenza del colorante al carmello.
Il motivo? Non dover scrivere sulla lattina che può essere cancerogeno.
L’azienda afferma che gli eventuali effetti sll’organismo si avrebbero bevendo più d 1000 lattine al giorno.
Questa informazione è smentita dal Center for Science in the Public Interest degli Stati Uniti che ha addirittura chiesto alla Food & Drugs admnistration americana di vietare tale ingrediente.
Non è con questo approccio poco chiaro che si trattano i propri Clienti. Seppur a malincuore ne berrò molta meno. La guarderò da lontano, col binocolo della nostalgia.

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Lo suggerisce Wired qui.  Finalmente un regalo originale, eco-sostenibile ed utile!

07 dicembre 2011 di Wired Italia

 

1) È multitask
Anche se non la allevi per mangiarla (non è carino tirare il collo a un regalo di Natale), ti darà uova, un concime di ottima qualità e, perché no?, compagnia. In più le uova deposte in casa hanno rossi più ricchi e bianchi più viscosi di quelle (anche bio) che trovi al supermercato.

2) È entry level
La gallina è l’animale ideale con cui iniziare, se si ha lo spazio, una fattoria in città. Il pollaio richiede solo tre visite veloci al giorno. Ogni mattina la gallina va nutrita e liberata. Alla sera si raccolgono le uova e si aggiunge altro becchime. Ricorda che una gallina depone circa 250/288 uova l’anno.

3) È economica
Una gallina mangia poco (un pollaio da tre esemplari consuma circa un kg di becchime al giorno). Il cibo per polli poi può essere arricchito con avanzi della cucina come riso, pasta e gusci d’uovo per quella dose extra di calcio di cui lei ha tanto bisogno.
foto: Corbis


 

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UnHate. Si chiama così la nuova campagna di Benetton a supporto dellaUnHate foundation.
Immagini improbabili che propongono baci tra leader politici e religiosi.
A testimonianza del fatto che le cose importanti si possano dire anche con ironia.


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Periodone!!!
Dopo le congratulazioni x la mia presunta gravidanza di cui ho parlato qualche post fa, ecco che qualcuno è riuscito a spingersi anche oltre:
nei giorni scorsi ho fatto gli auguri di compleanno ad una conoscente via web.
Lei, carina, ieri mi ha mandato una risposta deliziosa in cui oltre a ringraziarmi per gli auguri li ricambiava “… perché anche tu sei un splendida grande mamma e oggi è la nostra festa”.
La realtà supera sempre la fantasia.
(Fra l’altro non so neanche se e cosa rispondere).

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Il mio bel foulard

Ok soffro spesso di mal di gola.
Ok mi piacciono i foulard, così spesso d’inverno ne ho uno al collo.
Stamattina avevo uno dei miei preferiti, arancione e nero, con una stampa vintage.
Alle 9 in ascensore incontro una collega che mi guarda e mi dice:
“Con quel foulard mi ricordi …. mi ricordi… chi è che se li metteva spesso? Ah si, la Pivetti”.
Ma perchè la gente non si fa gli affari suoi?

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Che delusione.
Nel 1984 lanciarono questo spot tv spettacolare, in cui si proclamavano l’unica forza in grado di contrastare il grande fratello IBM.
Ma, si sa, le cose cambiano. E il potere da alla testa.
Così Steve Jobs ha deciso che neanche l’ipad potrà accedere ai siti con tecnologia flash.
Mi sfugge il motivo per cui la Apple deve decidere con quali siti io possa o non possa utilizzare.
Ma che differenza c’è con l’antico grande fratello? E con la cina che blocca l’accesso a google? Credo nessuna.
Sono molto arrabbiata, e non comprerò l’ipad.

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La maglietta

La realtà supera sempre l’immaginazione.
Venerdì mi sono imbattuta in questa signora. L’occhio mi è caduto sulla maglietta, anzi sull’audace scritta a caratteri cubitali.

Se on riuscite a leggere eccola: “Chi MI accontenta GODE“.
Che dire? La pubblicità è l’anima del commercio.
Ah, le ho anche chiesto dove l’avesse presa. Risposta: “In un negozio qui al centro commerciale, si chiama bubbelgumme”.
Ai miei apprezzamenti per la “curiosa” t-shirt si è lasciata andare e ha confessato di averne anche qualcuna con scritte audaci.
Non oso immaginare……

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Half & Half

Florida, qualche anno fa.
Vado a fare la spesa con una mia amica. Cerchiamo il latte parzialmente scremato.
Il nome è una garanzia: Half & Half.
A colazione ne apprezziamo tutti il gusto:
“Buonissimo, chi l’avrebbe detto….da noi non sa di niente”.
“Mitiche le mucche americane, chissà cosa mangiano…..”

Insomma ce lo siamo scolato tutto.

Poi abbiamo dato un’occhiata alla confezione.

E abbiamo scopeto perchè è così gustoso.

Si chiama Half & Half perchè è metà LATTE e metà PANNA.

Fantastico!

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L’ultimo gentleman

Svezia. Affollato incontro di lavoro tra colleghi internazionali. In coda poco più avanti di me è impossibile non notare una corpulenta collega, dotata fra l’altri di tacchi assassini.
A un certo punto la monumentale donna si sbilancia all’indietro e plana con la forza di un macigno sul piede di un povero collega.
Lei dispiaicuta si volta e cinguetta uno stridulo e costernato “Sorryyyyyy”.
Lui (un attimo prima di svenire) con flemma inglese risponde: “It was a priviledge“.

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Genitori moderni (3)

Ogni volta che i miei genitori mi stupiscono con l’utilizzo di nuove tecnologie (trovate qui i precedenti post) penso che oltre non possano andare. Ogni volta mi sbaglio.
L’altra sera sono andata a trovarli: Mia madre stava navigando in internet con un pc portatile collegato wireless all’adsl di casa. Ha anche un indirizzo email. Mio padre qualche mese fa si è abbonato a Wired. Successivamente è entrato in Facebook e, ciliegina sulla torta si è comprato l’ iPhone. Temo anzi che ormai lo sappia usare meglio di me visto che è ormai di casa all’Apple Store di Carugate, dove si era iscritto a un corso, salvo poi abbandonarlo per manifesta superiorità.
Fantastico!

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Basta ai baci (A/H1N1 )

Forse io sono spericolata e ho l’idea che sta influenza sia in fondo niente più di un’influenza.
Ma mi sembra che stiamo rasentando la follia.
Gente con la mascherina ovunque (e molti di loro, se li guardate bene, hanno delle facce così da babbioni che in fondo ben venga la mascherina!!) Panico da bacio. Persone distinte che si salutano alzando la mano da lontano come gli indiani, manca solo che dicano Augh.
Pare che nel campionato tedesco sia sconsigliato abbracciarsi dopo un gol e addirittura a Napoli hanno proibito il bacio alla teca del Santo, che insomma, se non ci possiamo fidare di lui, di chi altri?
Comunque, volendo, è possibile trovae in commercio anche mascherine più fashion……

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Vertigini? Why not!

the-ledge

Come deve essere restare sospesi a circa 412 metri di altezza sul vuoto con solo qualche centrimetro di vetro – spesso e speciale – sotto i piedi e tutto intorno per essere al sicuro.?
Non è fantascienza ma una nuova attrazione da brivido (si chiama  The Ledge), appoggiata accanto al 103esimo piano della Sears Tower di Chicago (il grattacielo più alto dell’emisfero occidentale).
In pratica è una scatola  trasparente che sporge nel vuoto e permette a chi ha il coraggio di entrarci di vivere un’emozione unica, fatta per metà di terrore cieco e vertigine assoluta, e per l’atra metà della bellezza di un paesaggio mozzafiato.
Quando andiamo?????

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