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In questi giorni guardando la tv mi sono imbattuta in una sequenza letale di pubblicità:
La prima ritraeva un appesantito Banderas con una teglia di biscotti in mano a tessere con improbabile sicumera le lodi del Mulino Bianco.
Premesso che se Banderone ha mai sfornato un biscotto io sono cintura nera di karatè, mi son chiesta quanti pacchetti di macine in più si sia stimato di vendere grazie a questa scenetta ambientata in un mulino da milardari. La mia seconda domanda è chi la Barilla ritenga essere il responsabile dell’acquisto del prodotto “biscotti”. Ad istinto direi “le donne/ mamme”, pur influenzate dai bambini. Dando x scontato che i bambini l’Antonione ispanico manco lo conoscono (Scooby Doo avrebbe sortito un effetto migliore), mi chiedo chi possa credere che basti un bonazzo sorridente a far allungare la manina delle mamme italiane verso un biscotto diverso. Sensibili al bello si, ma improvvide no, soprattutto in tempi di crisi. Fosse stato per me avrei piuttosto optato per una bella sana raccolta punti, di quelle che ci avevano fatto rimpinzare di nastrine, pur di ottenere l’ambito Fornetto. Ecco magari con una scelta più felice di prodotti, mi ricordo infatti la fatica di molti per ottenere l’ambito fornetto, utile solo a scaldare le nastrine stesse. Peccato che dopo averne ingurgitate qualche centinaio la maggior parte dei “collezionisti” non ne potesse più di sfoglie e affini, relegando così il premio al ruolo di soprammobile.

Beh passiamo alla seconda strepitosa campagna pubblicitaria in cui sono inciampata: quella di un diffusore di ferormoni:
Funzione principale? Quella di far sentire di buon uomore i felini di casa.
Ora avendo qualche barlume di quanto possa costare l’investimento pubblicitario e pur ipotizzando che questo prodottino debba avere dei margini da capogiro (tipo i bastoncini di don nascimiento)  mi chiedo quanti proprietari di gatti siano disposti a comprarsi un prodotto del genere. Il dubbio sorge a maggior ragione in periodi come questo, in cui di soldi pare ne girino pochi. Aggiungo ulteriori punti di domanda: 1) e se il prodottino in oggetto desse poi dipendenza come la nicotina? Già mi immagino i micioni arruffati in crisi di astinenza che scardinano con l’unghiolo l’armadietto dei padroni, o viceversa tristi e abulici in un angolino di casa appena il puf puf si scarica. 2)E se funzionasse anche sugli umani e diventasse una sorta di droga dei tempi della crisi ? Come quando alle elementari annusavamo il Vinavil, per capirci.

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