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Lunedì sera ore 21 appuntamento al teatro Dal verme per assistere al concerto di Joanna Newsom, arpista-vocalista californiana della cui musica “onirica” vengono tessute le lodi. Esco dall’ufficio alle 20, Mi fiondo a Milano. Inforco una bici della Moratti e arranco fino al teatro. Ingurgitò un tramezino al volo e prendo posto in platea giusto in tempo.
Ore 21 prima sorpresa: il giornalista organizzatore della manifestazione ci spiega che l’artista arriverà alle 22. Nel frattempo verremo intrattenuti dal suo supporter, uno smilzo cantautore di Glasgow.
L’insofferenza serpeggia fra il pubblico. Scene evdenti di insofferenza. i Eccheccavolo è pure lunedì sera……. e i Gun’s & Roses per un ritardo analogo in rlada si son prsi fior di bottigliate in faccia dal pubblico.
Insomma il povero “apripista“entra sul palco e intona una delle sue canzoni. Si tratta di ballate chitarra e voce cantate nell’inglese stretto e incomprensibile dei minatori di Glasgow. Anche la lunghezza non è indifferente: per cantare 5 pezzi impiega circa 40 minuti. La Locomotiva di Guccini in confronto è una canzone bonsai. Ovviamente non si comprende una frase dei testi della canzone. Il pubblico abbozza sperando che l’agonia sia ormai prossima al termine. Il poveretto del resto si prodiga in frasi del tipo “Thank you for listening”, almeno si rende conto della situazione.
Alle 22 finalmente Joanna sale sul palco. Ha 27 anni. Abito lungo, capelli lunghi tipo Jessica Rabbit, tacchi alti. Le sue movenze e la sua voce ricordano la migliore Shirlie Temple: movenze affettate, vocina acuta, sorrisetti femminili che fanno scattare l’ormone alla parte maschile della platea.
L’artista si mette all’arpa e comincia a cantare, con una voce davvero particolare, incisiva, cristallina ed al tempo stesso inaspettamente infantile.
Un canto che ti rapisce e turba, difficile da classificare.
Al termine del primo brano si alza e con qualche moina si sposta al piano. Tutti gli ormoni presenti in sala confluiscono in un fragoroso applauso. Certo se fosse stata brutta, baffuta e con le all star ai piedi  il clamore sarebbe stato minore. Ma così è la vita.
Joanna scodinzola cinguettando tra l’arpa ed il piano a coda per un’ora e mezza. I brani forse più coivolgenti sono quelli in cui alla sua voce e all’arpa si uniscono anche altri strumenti o altre voci. Passaggi suggestivi, caldi.
Ma un’ora e mezza è davvero tanta. Soprattutto nella notte di un giorno lavorativo. Dopo un po’ la vocina così originale mi sembra un miagolio straziante come nella colonna sonora di Lanterne rosse. Alle 23,30 il concerto termina e, stordita dallo spettacolo, mi avvio a piedi verso casa. Le bici della Moratti ormai non funzionano più.
Lungo via Mercato continuo a pensare alla 27enne californiana e alla follia della sua musica e ai piedi nudi del suo batterista. Avrei voluto avvicinarlo e chiedergli se anche per lui la muisca di Joanna si può definire “onirica”. Sapendo che per me quell’aggettivo poteva avere una doppia valenza. Poi uno sbadiglio mi ha aperto la bocca e chiuso i pensieri.
Sto regredendo. Lo so.
Vi lascio un video di Joanna. Sognate un po’ anche voi…….

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