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Archive for the ‘Emozioni’ Category

Un ovetto personalizzato!

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Vanity Fair elegge Papa Francesco Uomo dell’anno e gli dedica la propria copertina.
Lo racconta con una foto e le bellissime parole pronunciate durante la sua recente visita a Lampedusa.

“Chi di voi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le loro famiglie? Domandiamo al signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza”

In pochi mesi Papa Francesco ha dimostrato di essere un grande leader ed un grande comunicatore. E’ arrivato al cuore delle persone, e sta mettendo il dito nelle piaghe della chiesa e di questa società.
Standing ovation.

Vanity Papa Francesco

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Questa foto, la prima, è stata scattata il 5 giugno del 1989.
Uno studente, disarmatoe inerme fronteggia quattro carri armati in piazza Tian An Men.

La protesta pacifica di un cittadino semplice, per i propri diritti e per una vita migliore.
Contro di lui volti invisibili ben protetti dentro i carri armati e dentro i palazzi del potere.
Dopo quasi 15 anni questa immagine è ancora viva  presente per tutti quelli che vissero attraverso i media quesi giorni ed ogni turista che visiti Pechino, è capitato anche a me,  va più o meno consapevolemente a cercare quella piazza per provare il brivido di quella foto.

A 14 anni di distanza, l’11 giugno 2013 è stata scattata la seconda foto che per molti aspetti mi ricorda la prima.
Ancora una protesta pacifica, quella degli studenti che vogliono proteggere un parco storico di istambul destinato da una decisione ottusa ad essere sostituito da una caserma. Il tutto in un paese nel quale le nuove leggi appena introdotte impongono gonne sotto al ginocchio e il divieto di baci pubblici.
Una colonna di militari in assetto antisommossa aggredisce i manifestanti.
Una giovane donna con un vestito rosso viene bersagliata con gas urticanti dai soldati armati.
Un altro simbolo fortissimo della prepotenza del più forte che si accanisce su un’inerme.

2 foto molto simili che sarà molto difficile togliere dalla mente e dal cuore di milioni di di persone.

File:Tianasquare.jpg

Turchia, la donna in rosso simbolo della protesta

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Più di un anno fa avevo visto alcune polaroid di Robert Mappelthorpe al Whitney Museum di NY e di recente la mostra che lo Spazio Forma gli ha dedicato qui a Milano. Le foto che ho trovato più magnetiche? Sicuramente quelle scattate a Patti Smith.

Una storia davvero incredibile la loro, fatta di amore, di passione per l’arte, di fame nera. La racconta la stessa Patti nel libro autobiografico “Just Kids” che vi consiglio.

Robert e Patti si incontrano a NY, entrambi ventenni affamati e disperati. Entrambi artisti fino al midollo con la voglia di esplodere, esplorare, creare. Lei un ragnetto di donna tutta occhi ed energia, lui pallido introverso già bellissimo.
Si amano, condividono un letto singolo in una stanza sgangherata, cenano con 1 sandwich a metà. A volte non mangiano per comprarsi un libro di arte usato.
Passano le notti a disegnare febbrilmente a lume di candela con lo stesso disco che gira all’infinito. Si ispirano a tutti i grandi artisti, da michelangelo a warhol.
Al primo anniversario lui le scrive “Just you and me together. Dreaming, writing and loving each other. Love you always.”E si firma Blue Star. Si chiameranno sempre così.

Gli anni passano, frequentano il Chelsea Hotel, il locale di Wharol (sperando di conoscerlo) poi si lasciano, seguendo strade diverse sia sentimentalmente che artisticamente. Ma restano legati.
A Patti viene chiesto di preparare una mostra in una galleria della 5th Avenue. Lei accetta ma a patto di esporre insieme a Robert.
E’ un trampolino di lancio.
Nel frattempo lei si concentra sulla scrittura, poesie e canzoni. Lui si innamora della fotografia e si rende conto di piacere, tanto, a tanti.
Arriva il primo disco di Patti, che chiede a Robert di scattarle la foto per la copertina.

“L’appartamento di Sam era spartano, bianco e quasi sgombro, con una grossa pianta di avocado accanto alla finestra che affacciava sulla Quinta Avenue. Un enorme prisma rifrangeva la luce spaccandola in arcobaleni che ricadevano sulla parete di fronte a un termosifone bianco. Robert mi posizionò nel triangolo con un leggero tremolio alle mani. Scattò qualche fotografia. Abbandonò l’esposimetro. Una nuvola passò e il triangolo svanì. Mi disse: «Sai una cosa, mi piace molto il biancore della camicia. Ti toglieresti la giacca?».
Mi gettai la giacca in spalla, alla Frank Sinatra. Avevo un mucchio di riferimenti visivi. Robert possedeva luce e ombra.
«Eccola» disse.
Scattò qualche altra fotografia.
«Ce l’ho»
«Come fai a saperlo?»
«Lo so e basta»
Quel giorno scattò dodici fotografie in tutto.
Dopo qualche giorno mi mostrò i provini. «Questa è la magia» disse.
Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi.”
La foto più bella della mostra di Milano.

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Mercoledì sera ho visto il Nabucco da un palco del teatro alla Scala.
Scelta originale quella di preferire a costumi storici di scena abiti di inizio secolo, con Nabuccodonosor in camicia, completo grigio e bretelle.
Inizialmente il pubblico ne è rimasto un po’ confuso.
In realtà credo questa scelta abbia voluto sottolineare il forte parallelo in essere tra quell’evento storico che vide gli ebrei schiavi dei babilonesi e tante realtà di oggi, con popoli o gruppi di persone esiliati e perseguitati.
Opera corale e per questo ancora più potente e impattante, questo Nabucco è stato interpretato in modo eccellente da cantanti e musicisti, uno su tutti il tenore Leo Nucci.
Ovviamente l’opera ha avuto il suo momento più emozionante nel terzo atto, quando il coro ha intonato “Va pensiero”.
Immobile, posizionato al centro del palco, il coro ha cantato in modo sublime strappando un applauso infinito e una raffica di “bravi””bis” dal loggione.
Il maestro ha deciso a quel punto di concedere il bis.
Quel coro immobile in abiti “occidentali”, quel canto struggente…. (“Oh mia patria si bella e perduta……”) così vicino a tutti noi in questo momento di smarrimento collettivo. Impossibile non esserne toccati.
(trovate qui un breve ma significativo trailer).
E qui sotto alcune immagini.
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A 16 anni mi sono innamorata del teatro classico.
Frequentavo il liceo e nella cornice raccolta del Piccolo di Milano sono rimasta folgorata dalla Medea di Euripide interpretata da Mariangela Melato. Un personaggio molto forte e molto fragile quello di Medea, nel quale le emozioni sono accentuate da una sensibilità femminile molto spinta. Disperazione, amore, odio, vendetta, dolore, ….. espressi con grande forza da un’interprete sublime.

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Trovo sorprendentemente interessante la nuova campagna di Chanel n°5, affidata a Brad Pitt.
Nel nuovo spot l’attore,bellissimo e molto naturale, recita i versi di una poesia. Le riprese, a camera fissa e su sfondo neutro esaltano lo sguardo magnetico e la bella voce di Brad.

Molti si chiedono che senso abbia affidare ad un uomo la campagna che supporta un profumo legato da sempre a icone di femminiità intensa.
Trovo questo cambiamente forte e vincente: Chanel fa leva su un attore bello e sexy, si, ma al tempo uomo maturo, marito e padre responsabile.
Un uomo, inoltre, che sa emozionarsi per una poesia e per un profumo. A quale donna non piacerebbe condividere quella stessa emozione, indossando il profumo che gli piace? Credo sia questo l’insight sul quale si costruisce la nuova campagna della Maison Chanel: la voglia di piacere ad un uomo speciale. Semplicemente. Il che è forse emotivamente più forte e istintivo che non identificarsi con donne meravigliose e inarrivabili come Marylin Monroe o Nicole Kidman.
Del resto Chanel già negli anni 90 ci aveva regalato una campagna altrettanto impattante e alternativa. Ricorderete sicuramente l’incredibile filmato di Egoiste girato al grand hotel di Cannes. Protagoniste erano diverse donne bellissime ed eleganti che inveivano nei confronti dello stesso uomo, per motivi facilmente intuibili. Scenografico, ironico, drammatico con quel visual molto forte delle persiane delle diverse camere che si aprivano all’urlo di “Egoiste!”. Sicuramente un film icona di quegli anni.

I risultati in termini di vendite furono tra l’altro molto interessanti: la campagna generò molte vendite non solo fra gli uomini, ma anche e soprattutto tra le donne che acquistarono Egoiste per regalarlo. Anche qui la scelta fu molto sottile e legata ad un consumer insight preciso: l’uomo elegantemente mascalzone in fondo alle donne piace. Sarà il sottile piacere dell’avventura fugace, il fascino del seduttore fuggente… E allora perchè non giocare con questa emozione, permettendo ad ogni donna di sognare che anche il proprio uomo sia in fondo un po’ Egoiste. Come? Regalandoglielo.
Grande Chanel!

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