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Archive for the ‘Foto’ Category

Pool with a view

Schermata 2013-12-08 a 11.46.31

A volte è bello ricordare posti unici. Ogni ricordo allegro racchiude però in fondo anche un po’ di malinconia. E’ così anche per questa immagine. Le luci, la notte, i grattaceli a pardita d’occhio, il lusso ostentato di questa piscina in un luogo irreale. Ecco questa foto racconta un po’ l’umana tensione a costruire paradisi artificiali in grado di anestetizzare, ma solo momentaneamente, l’infelicità.

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Questa foto, la prima, è stata scattata il 5 giugno del 1989.
Uno studente, disarmatoe inerme fronteggia quattro carri armati in piazza Tian An Men.

La protesta pacifica di un cittadino semplice, per i propri diritti e per una vita migliore.
Contro di lui volti invisibili ben protetti dentro i carri armati e dentro i palazzi del potere.
Dopo quasi 15 anni questa immagine è ancora viva  presente per tutti quelli che vissero attraverso i media quesi giorni ed ogni turista che visiti Pechino, è capitato anche a me,  va più o meno consapevolemente a cercare quella piazza per provare il brivido di quella foto.

A 14 anni di distanza, l’11 giugno 2013 è stata scattata la seconda foto che per molti aspetti mi ricorda la prima.
Ancora una protesta pacifica, quella degli studenti che vogliono proteggere un parco storico di istambul destinato da una decisione ottusa ad essere sostituito da una caserma. Il tutto in un paese nel quale le nuove leggi appena introdotte impongono gonne sotto al ginocchio e il divieto di baci pubblici.
Una colonna di militari in assetto antisommossa aggredisce i manifestanti.
Una giovane donna con un vestito rosso viene bersagliata con gas urticanti dai soldati armati.
Un altro simbolo fortissimo della prepotenza del più forte che si accanisce su un’inerme.

2 foto molto simili che sarà molto difficile togliere dalla mente e dal cuore di milioni di di persone.

File:Tianasquare.jpg

Turchia, la donna in rosso simbolo della protesta

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Più di un anno fa avevo visto alcune polaroid di Robert Mappelthorpe al Whitney Museum di NY e di recente la mostra che lo Spazio Forma gli ha dedicato qui a Milano. Le foto che ho trovato più magnetiche? Sicuramente quelle scattate a Patti Smith.

Una storia davvero incredibile la loro, fatta di amore, di passione per l’arte, di fame nera. La racconta la stessa Patti nel libro autobiografico “Just Kids” che vi consiglio.

Robert e Patti si incontrano a NY, entrambi ventenni affamati e disperati. Entrambi artisti fino al midollo con la voglia di esplodere, esplorare, creare. Lei un ragnetto di donna tutta occhi ed energia, lui pallido introverso già bellissimo.
Si amano, condividono un letto singolo in una stanza sgangherata, cenano con 1 sandwich a metà. A volte non mangiano per comprarsi un libro di arte usato.
Passano le notti a disegnare febbrilmente a lume di candela con lo stesso disco che gira all’infinito. Si ispirano a tutti i grandi artisti, da michelangelo a warhol.
Al primo anniversario lui le scrive “Just you and me together. Dreaming, writing and loving each other. Love you always.”E si firma Blue Star. Si chiameranno sempre così.

Gli anni passano, frequentano il Chelsea Hotel, il locale di Wharol (sperando di conoscerlo) poi si lasciano, seguendo strade diverse sia sentimentalmente che artisticamente. Ma restano legati.
A Patti viene chiesto di preparare una mostra in una galleria della 5th Avenue. Lei accetta ma a patto di esporre insieme a Robert.
E’ un trampolino di lancio.
Nel frattempo lei si concentra sulla scrittura, poesie e canzoni. Lui si innamora della fotografia e si rende conto di piacere, tanto, a tanti.
Arriva il primo disco di Patti, che chiede a Robert di scattarle la foto per la copertina.

“L’appartamento di Sam era spartano, bianco e quasi sgombro, con una grossa pianta di avocado accanto alla finestra che affacciava sulla Quinta Avenue. Un enorme prisma rifrangeva la luce spaccandola in arcobaleni che ricadevano sulla parete di fronte a un termosifone bianco. Robert mi posizionò nel triangolo con un leggero tremolio alle mani. Scattò qualche fotografia. Abbandonò l’esposimetro. Una nuvola passò e il triangolo svanì. Mi disse: «Sai una cosa, mi piace molto il biancore della camicia. Ti toglieresti la giacca?».
Mi gettai la giacca in spalla, alla Frank Sinatra. Avevo un mucchio di riferimenti visivi. Robert possedeva luce e ombra.
«Eccola» disse.
Scattò qualche altra fotografia.
«Ce l’ho»
«Come fai a saperlo?»
«Lo so e basta»
Quel giorno scattò dodici fotografie in tutto.
Dopo qualche giorno mi mostrò i provini. «Questa è la magia» disse.
Ancora oggi, quando la guardo, non vedo me stessa. Vedo noi.”
La foto più bella della mostra di Milano.

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Marrakech è stata una scoperta. Ci ero stat anni fa ma l’avevo vissuta distrattamente. Ricordavo solo una piazza magica e i suoi fumi. Li ho ritrovati adesso, con lo stesso fascino.
Marrakech ti conquista con le sue vie strette e imprevedibili,animate di botteghe semplici e meravigliose: il macellaio, il pasticcere, il venditore di spezie.
Ci sono anche tanti venditori di strada, quelli che stendono un telo per terra e da lì vendono ferri da stiro usati, scarpe improbabili,datteri tostati.
Immagini in cui perdersi senza fretta.
E poi c’è la piazza Djemaa el Fna che dalle 5 di sera comincia a popolarsi di personaggi di ogni tipo: ammaestratori di serpenti, venditori di denti, artiste dell’hennè. Lentamente la piazza si anima anche di tutti i banchetti alimentari: quelli che vendono agrumi e spremute, quelli che offrono frutta secca, quelli che preparano una meravigliosa bevanda calda alle spezie. La cosa ideale è godersi questo brulicare da una terrazza, sorseggiando un te alla menta. Poi si scende di nuovo tra i banchetti alimentari lasciandosi affascinare dal cameriere con la faccia più simpatica. Spiedini, costolette di agnello, kouss kouss, ….. un pasto medio costa 70 dirham (7 euro), bibite incluse. Per i più audaci ci sono le lumache stufate, la testina di vitello o il panino con uovo e patata. Voglio tornare prestissimo.

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Arcobaleno, rifrazione di luce,…. non lo so. Questo è il risultato: un cerchio con i colori dell’iride tutto intorno al sole. (Singapore)

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Lady Dior as sen by

In mostra alla Triennale di Milano la Lady Dior, It bag icona di stile ed eleganza,creata per Lady D, interpretata oggi da diversi giovani artisti.
Il risultato è divertente!
(nel caso siate indecisi a Natale sapete cosa regalarmi…)

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Ci ero già passata, di ritorno da un altro viaggio circa 15 anni fa e l’avevo un po’ snobbata.
Quest’estate le ho dedicato 2 giorni e non me ne sono pentita. Forse non ha il fascino coloniale di Hong Kong ma ha comunque angoli interessanti da esplorare: Chinatown con i banchetti di cibo fantastico a 5 dollari e i templi indu affollatissimi e carichi di misticismo, la baia punteggiata di navi che aspettano di entrare in porto, il fiume e i suoi mille locali, jogging sul  perimentro in legno di Marina Bay.
Per chi desidera ubriacarsi di shopping c’è la zona di Orchard road, un susseguirsi di Mall e negozi delle migliori griffe. Vi potrà stupire anche la metropolitana con aria condizionata e pavimenti in marmo. La pulizia regna sovrana ovunque, complice un sistema di multe molto rigid per chiunque sporchi in qualche modo le aree pubbliche. Il chewing-gum è per esempio proibito a Singapore.
Personalmente ho amato di più anche per pernottarci, la zona della Marina, e l’eleganza decadente del Fullerton, ex ufficio postale della città.
Dettaglio un po’ pacchiano, ma anche questa è Singapore, è la città vista dall’alto del Ku-De-Ta, locale al roof top del grattacielo più alto della città. Lo spettacolo è bellissimo e potrete accompagnarlo con un cocktail mediocre e patatine al wasabi (non ne hanno altre). I più fortunati possono godersi questo spettacolo dalla piscina che pare cadere giù nel vuoto.

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